Bestemmie, offese, intimidazioni… e ora anche minacce.
L’escalation non era più sostenibile. Ad intervenire è stato il consigliere comunale Massimo Ripepi, che, indignato dal linguaggio violento e dalle derive verbali della trasmissione Talk Sport su Radio Antenna Febea (emittente legata al circuito cattolico nazionale), ha avviato un’azione istituzionale e legale su larga scala.
Per denunciare la condotta dei Baccellieri, Ripepi aveva infatti presentato un esposto alla Procura della Repubblica; depositato una mozione in Consiglio comunale, chiamando l’istituzione cittadina a prendere posizione; chiesto formalmente l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti; interpellato direttamente la CEI “Conferenza Episcopale Italiana”, dato che Radio Febea fa parte del circuito Radio InBlu, la rete ufficiale promossa proprio dalla CEI; ed informato tutti gli organismi per le pari opportunità, locali, regionali e nazionali.
Una mobilitazione istituzionale completa, nata dalla necessità di richiamare l’attenzione sulla deriva violenta di una trasmissione che da tempo ha abbandonato i toni radiofonici per trasformarsi in un’arena di attacchi personali.
Poi arriva la “bastonata” dell’USSI: l’Unione Stampa Sportiva chiede l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti
La situazione precipita quando, a seguito dello scalpore sollevato, interviene anche l’USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana, che in una lettera ufficiale a firma del presidente Andrea Musumeci richiede “un intervento urgente” all’Ordine dei Giornalisti della Calabria per tutelare l’immagine della categoria. La nota indirizzata al Presidente Giuseppe Soluri, riporta testualmente:
“Caro Presidente, in considerazione delle numerose richieste di colleghi, iscritti all’USSI, in relazione a quanto diffuso da Radio Febea (linguaggio blasfemo, offese personali nei confronti di colleghi e rappresentanti delle istituzioni, nonché frasi omofobe) ritengo opportuno e necessario un sollecito intervento da parte dell’Ordine Regionale dei Giornalisti della Calabria, onde evitare che la nostra categoria venga accusata di inerzia e poca incisività. Ti informo, inoltre, che nei confronti di Radio Febea, sono già state avviate numerose azioni legali.”
E Baccellieri reagisce con un AUDIO SHOCK in diretta
“Finché non ritiri la querela ti massacriamo ogni giorno…”
Così Gianni Baccellieri esplode e si ritorce contro Massimo Ripepi in diretta radiofonica. Proprio dopo essersi visto messo alle strette dalle azioni intraprese dal consigliere comunale e successivamente dai colleghi giornalisti, Baccellieri reagisce con violenza dopo che il caso è stato portato all’attenzione della Procura della Repubblica, del Consiglio comunale di Reggio Calabria, dell’Ordine dei Giornalisti, della CEI e dell’USSI e infine di ogni organo istituzionale garante delle pari opportunità.
Una reazione da “coda di paglia”, evidentemente mossa da chi sa che di “ragione” ne ha ben poca… se non nulla!
E se allora non si può tornare indietro, si può sempre provare a “risolvere” con le minacce! Cosa strana, però, è che l’espressione (di gravità inaudita) è stata pronunciata in onda, su un’emittente che appartiene al circuito radiofonico della CEI, la stessa che dovrebbe promuovere valori cristiani, moderazione e rispetto.
Il paradosso è totale: una radio collegata al Vaticano che ospita quotidianamente una trasmissione dove si consumano linguaggi violenti, insulti, volgarità, offese religiose e ora addirittura minacce.
Altro che valori cristiani.
Una deriva che non può più essere ignorata
Il caso Talk Sport è ormai esploso su tutti i fronti:
giudiziario, istituzionale, professionale, politico e perfino ecclesiale.
Le domande oggi sono inevitabili: Come può una radio collegata al Vaticano tollerare questo livello di linguaggio e comportamento? E quanto si dovrà aspettare prima che vengano presi provvedimenti reali?
Il caso Baccellieri non è più un fatto di colore locale: è diventato il simbolo di un paradosso nazionale, quello di una radio cattolica trasformata in megafono di violenza verbale, aggressioni e intimidazioni.
Ora la palla passa alle autorità, all’Ordine dei Giornalisti, alla CEI e alla stessa emittente: il silenzio non è più ammissibile.
