E’ stata approvata definitivamente, dall’aula del Senato, la Riforma della Giustizia, che introduce la separazione delle carriere della Magistratura. Il voto è il quarto e ultimo passaggio parlamentare, come previsto dalla Costituzione. Il disegno di legge costituzionale ha avuto 112 voti favorevoli, 59 contrari e 9 astensioni. Non avendo raggiunto la maggioranza dei 2/3 in seconda lettura, potrà essere richiesto il referendum da 1/5 dei membri di una Camera o 500.000 elettori o 5 Consigli regionali.
“Oggi, con l’approvazione in quarta e ultima lettura della riforma costituzionale della giustizia, compiamo un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini”. Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni. “Un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani. Governo e Parlamento hanno fatto la loro parte, lavorando con serietà e visione. Ora la parola passerà ai cittadini, che saranno chiamati ad esprimersi attraverso il referendum confermativo. L’Italia prosegue il suo cammino di rinnovamento, per il bene della Nazione e dei suoi cittadini. Perché un’Italia più giusta è anche un’Italia più forte”.
Proteste dall’opposizione: “no ai pieni poteri”. E Scarpinato infiamma l’Aula
I senatori del Pd, del M5s e di Avs protestano contro l’approvazione della riforma della giustizia, appena votata al Senato, mostrando cartelli con la scritta “No ai pieni poteri”. Nello schieramento opposto, dai banchi del centrodestra si sono sentiti applausi subito dopo il voto. L’aula del Senato si è infiammata durante l’intervento di Roberto Scarpinato, che ha dichiarato il voto contrario di M5s alla separazione delle carriere. “Ci sono italiani anche di destra – ha detto Scarpinato – che non se la bevono che Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, D’Alì, Formigoni sono stati vittime di persecuzione dei magistrati “.
È partita la contestazione dai banchi di FI, con il presidente La Russa costretto a richiamare alcuni senatori a partire dalla vicepresidente Licia Ronzulli. Si sono levati grida e “buuuu” contro Scarpinato, a sua volta sostenuto dagli applausi dei senatori del suo gruppo. Scarpinato ha poi sforato i dieci minuti dell’intervento e dai banchi del centrodestra diversi senatori hanno gridato “basta”, facendo però arrabbiare La Russa che ha rintuzzato: “i tempi dell’intervento li decido io”.
L’intervento di Matteo Renzi
“Signor ministro, ieri dicendo che in Aula c’è stata la solita litania petulante, non sta solo insultando l’opposizione ma sta insultando il principio della democrazia parlamentare per cui le istituzioni vengono difese da chi sta al governo e non attaccate. Per noi il dibattito parlamentare non è un di più”. L’ha detto il senatore di Italia viva, Matteo Renzi, rivolgendosi al ministro della Giustizia, Carlo Nordio che è in aula, al Senato, durante il suo intervento sulla riforma della separazione delle carriere della magistratura.
“Noi siamo favorevoli da sempre alla separazione della carriere e la riteniamo giusta e un principio sacrosanto, ma oggi ci asteniamo perché la montagna ha partorito un topolino, è una riformicchia” ha aggiunto. Per Renzi, “non è vero che la riforma è una svolta come sostiene il centrodestra” né “un golpe”, come argomenta la sinistra. Poi rimarca che la separazione tra le carriere dei magistrati “c’è già”, aggiungendo che dopo l’approvazione definitiva della riforma “non cambierà niente per Garlasco, né per Bibbiano o per il caso Almasri o dopo gli attacchi della presidente del Consiglio sulla decisione della Corte dei conti sul Ponte”. Quindi ha concluso riferendosi alla maggioranza: “voi volete mettere una bandierina sulla giustizia ed è quello che vi serve”, ma questa “non è una legge sulla separazione delle carriere ma che non vi garantirà la svolta garantista”.
Ronzulli: “si realizza il sogno di Berlusconi”
“Abbiamo lottato, resistito e insistito con determinazione per oltre trent’anni, ma finalmente ce l’abbiamo fatta. Oggi separiamo le carriere e uniamo l’Italia nella fiducia verso il sistema giudiziario. Con l’approvazione di questa storica riforma inizia l’era di una vera imparzialità, la bilancia della giustizia torna ad essere equilibrata, si restituisce credibilità alla magistratura e speranza ai cittadini. Siamo orgogliosi di aver realizzato il sogno di Silvio Berlusconi, che ha creduto fino all’ultimo giorno in questa riforma. Il sogno di un’Italia dove inchieste e processi non siano mai più usati come clave per abbattere per via giudiziaria l’avversario. Ora l’ultima parola spetta al referendum, agli italiani, per dire sì alla libertà, alla certezza del diritto, ad una giustizia davvero giusta”. Così Licia Ronzulli, Senatore di Forza Italia e vice presidente del Senato.
