Sì, purtroppo è il derby dello Stretto più triste della storia, ma Messina e Reggina sono legate da una speranza comune…

Il derby dello Stretto di domenica tra Messina e Reggina, il primo della storia in Serie D, è anche il più triste. E vi spieghiamo perché

In Serie C è battaglia, fango e ricordi; in Serie B è storia e nostalgia; in Serie A è fascino e orgoglio. E’ in Serie D? In Serie D è tristezza. Sì, va detto: il derby dello Stretto di domenica tra Messina e Reggina, il primo della storia in Serie D, è il più triste. Della storia, appunto. Perché è anche questo a suo modo storico, ma in negativo. E va bene che un derby è sempre un derby, e va bene l’attesa dopo nove anni, e va bene tanto altro, ma il sentimento verso il match di domenica non potrà essere lo stesso di sempre. Lo stesso dei derby prima del nuovo millennio, quelli del “Celeste” e del “Comunale”, di Totò Schillaci e Simonini. Lo stesso, soprattutto, dei derby della Serie A, di Di Napoli e Zampagna contro Bonazzoli e Cozza; di Riganò contro Amoruso.

In un solo caso, eccezionale, in Serie D, Messina-Reggina oggi potrebbe quantomeno avvicinarsi alla parvenza di un derby entusiasmante e in grado di riempire i gradoni: qualora entrambe si ritrovassero nei dilettanti ma solo di passaggio, per un anno fugace, quasi per caso, pronte a scappare grazie agli investimenti di grandi proprietà. Due Catania, insomma. O due Trapani. Fate voi, ma rende l’idea. La realtà, però, è tutt’altro che ideale.

Reggina, oltre due anni di umiliazioni e figuracce

Della Reggina, poco da dire. La storia è nota. Altro che anno fugace di passaggio, altro che grande proprietà. La squadra amaranto è al terzo anno in Serie D e sta collezionando umiliazioni e figuracce. L’ambiente è spaccato e sfilacciato, come dimostra l’ultima contestazione di qualche settimana fa, dopo la sconfitta contro la Gelbison. In oltre due anni, mai – neanche per una giornata – la Reggina è stata capolista, a guardare tutti dall’alto. E quest’anno è partita pure peggio. A “salvarla”, il mistero sul futuro del torneo e un girone enormemente livellato verso il basso, molto equilibrato, rispetto agli ultimi due. Ad oggi, però, Porcino e compagni stanno facendo proprio poco per sovvertire questo pronostico.

Messina, un anno assurdo culminato con il fallimento

Del Messina, beh, ancora peggio. Quanto accaduto nell’ultimo anno ha dell’inverosimile, dell’assurdo, quasi del fantascientifico. Ma è tutto vero. Sciotto che non vende, che rifiuta le offerte e che poi cede la società a degli avventurieri, a una società misteriosa, un fondo belga con qualche euro sul conto. Doudou Cissé si porta con sé il siciliano Alaimo e inganna una città. E non paga. E dice bugia. E continua a non pagare. Fino alla retrocessione e al fallimento. Tutt’oggi l’ACR scende in campo nonostante la procedura di fallimento in corso, ma proprio giorno 14 ci sarà l’asta fallimentare da cui la migliore offerente potrà acquisire il club e farlo ripartire.

La speranza comune

Ecco, c’è un qualcosa – che non è solo la categoria e il momento disperato – ad accomunare le due piazze: la speranza sul futuro. A Messina, tra pochi giorni sapranno chi ci sarà al timone del club. E questa volta, essendoci un curatore e avvocato di mezzo, a garanzia, la situazione potrebbe non essere così disastrosa come quella degli ultimi anni. A Reggio Calabria, invece, la speranza è sempre quella: lasciare questa categoria ma farlo con una proprietà forte, solida, competente, a livello di risorse economiche e di idee. Solo il tempo dirà se un giorno, quello che oggi è un derby triste, tornerà ad essere storico, affascinante e motivo d’orgoglio. Ma se è già stato possibile in passato, non è detto che non accada anche in futuro.