“In un’epoca in cui chiunque ha in tasca un dispositivo capace di connetterlo istantaneamente al mondo, paradossalmente, la distanza tra i cittadini e le Istituzioni democratiche non è mai stata così ampia. Anche le ultime tornate elettorali regionali hanno confermato un trend ormai consolidato: in occasione delle consultazioni elettorali (che siano politiche, regionali o comunali) l’astensionismo cresce sempre di più, e con esso aumenta il senso di sfiducia verso la politica”. Lo afferma in una nota Tonino Romeo già Questore e noto esponente del Movimento politico Polo Civico.
“Ormai da tempo, anche a Reggio, come nel resto del nostro Paese, si percepisce il distacco dalla politica in quanto i partiti politici non creano più lo stesso entusiasmo che solitamente si percepiva in passato. Oggi la politica non ha più neanche gli ideali di un tempo; sono ormai morte le ideologie. Non c’è più né destra né sinistra, non c’è opposizione, c’è solo un immenso “lago piatto” che non si muove o che fa finta di muoversi, ma in realtà appare stagnante più di prima. La gente è distratta, sempre più oppressa dai problemi reali, quotidiani, gravi, contingenti. Ogni tanto chiacchiera di politica, ma lo fa superficialmente. I bisogni reali dei cittadini sembrano perdersi nei corridoi del potere, mentre le voci della Comunità restano inascoltate, sovrastate da slogan e promesse senza seguito”.
“Purtroppo, tutto questo genera un silenzio che fa più rumore di mille slogan : quello delle urne vuote. Sempre più spesso, alla fine di ogni elezione, ci troviamo a commentare il vero protagonista del voto: l’astensionismo. Percentuali che parlano da sole, numeri che raccontano una storia di sfiducia, stanchezza e disillusione. Ma anche di resa. Nella recente tornata elettorale nella nostra Regione ha votato solo il 43% di cittadini aventi diritto. Ovviamente, ciò non ci lascia indifferenti, proprio perché c’è qualcosa di profondamente sbagliato nell’idea che “tanto non cambia nulla”. Perché ogni voto non è solo una preferenza, ma rappresenta una dichiarazione d’esistenza dire “io ci sono, la mia opinione conta, il mio futuro non è indifferente”. Rinunciare al voto significa rinunciare a partecipare, a farsi sentire, a contribuire alla direzione che prenderà il Paese, la Regione, la Città, il quartiere in cui viviamo”.
“E’ vero: la politica ha spesso deluso. Ha parlato troppo, ascoltato poco. Ma arrendersi a questa realtà è pericoloso. Perché dove i cittadini si ritirano, altri – spesso i meno democratici, i meno trasparenti – avanzano. L’assenza dei tanti apre la strada al potere di pochi e così il potere resta in mano a chi riesce a mobilitare le proprie basi, spesso più ideologizzate, più rumorose, ma non necessariamente rappresentative del sentire comune. E, allora, la domanda non è più “perché votare ?” , ma piuttosto “puoi davvero permetterti di non farlo ?” La partecipazione è fatica, è responsabilità. Ma è anche speranza. E’ la possibilità di cambiare, un passo alla volta. Non esistono candidati perfetti, né sistemi senza difetti. Ma esiste la possibilità – concreta – di orientare il presente e costruire il domani. Esiste la dignità di esserci. Il cambiamento non è qualcosa che accade da solo : comincia da una scelta. E la prima, la più semplice, la più potente che abbiamo, si chiama VOTO”.
