Meloni in vista del Consiglio UE: “pressione sulla Russia finchè Putin non farà pace”. Ma la questione asset resta divisiva

Giorgia Meloni chiede pressione sulla Russia per spingere Putin alla pace. La questione degli asset congelati e del loro utilizzo resta però un nodo che divide i leader UE

Bisogna “aumentare la pressione sull’economia della Russia e sulla sua industria della difesa, finché Putin non sarà pronto per la pace“. Alla vigilia delle comunicazioni in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre, il premier Giorgia Meloni e altri leader europei (tra questi, il primo ministro inglese Starmer, il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Macron e quello ucraino Zelensky) hanno apposto la loro firma su una dichiarazione congiunta per ribadire la posizione dell’Europa sul dossier ucraino, tema centrale del vertice in programma a Bruxelles.

Argomento caldo il sostegno finanziario a Kiev e la possibilità di utilizzare gli asset russi congelati. Finora l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito 177,5 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina, 63,2 dei quali sotto forma di sostegno militare. Ma ora è il momento di passare allo step successivo. “Stiamo sviluppando misure per utilizzare appieno il valore dei beni sovrani russi immobilizzati affinché l’Ucraina disponga delle risorse di cui ha bisogno“, si legge nella dichiarazione dei leader. Nella stessa nota i capi di Stato e di governo dicono di sostenere “fermamente la posizione del presidente Trump che i combattimenti debbano cessare immediatamente, e che l’attuale linea di contatto debba essere il punto di partenza per i negoziati“.

All’interno dell’UE però non c’è un accordo unanime sull’utilizzo degli asset russi. In occasione del vertice informale di Copenaghen di inizio mese, è aumentata sensibilmente la quota dei leader che intendo far pagare i costi della guerra in corso in Ucraina non solo all’UE, ma anche alla Russia stessa.

In quella sede, i leader europei hanno avviato un confronto su come impiegare i flussi di cassa generati dai beni russi congelati, cioè i proventi derivanti dal rimborso dei titoli di Stato e delle obbligazioni giunte a scadenza, per finanziare un prestito dell’Unione europea destinato all’Ucraina. L’idea è che Kiev dovrebbe restituire quelle somme a Mosca solo dopo che la Russia avrà versato le riparazioni di guerra dovute per l’aggressione, trasformando così un immobilizzo finanziario in uno strumento concreto di solidarietà e responsabilità internazionale.

Macron non ha nascosto le sue perplessità, giudicando il “sequestro” dei beni contrario al diritto internazionale. Ancora più netto il primo ministro ungherese Viktor Orban: “non siamo ladri, non tocchiamo soldi altrui“. Contraria anche la Slovacchia. Di segno opposto le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, favorevole. Meloni non ha mai nascosto le sue perplessità sull’utilizzo dei beni russi congelati ma è al lavoro, con gli altri partner Ue, per trovare una possibile soluzione.

Il testo della risoluzione che la maggioranza di centrodestra voterà domani, al termine delle comunicazioni della premier, conferma un approccio improntato alla cautela. Il governo è invitato “a tenere conto delle esigenze urgenti di assistenza finanziaria e di ricostruzione dell’Ucraina, con il coinvolgimento dell’industria europea“, sottolineando che “un eventuale utilizzo dei beni russi immobilizzati non può che essere subordinato alla compatibilità con il diritto internazionale“. La risoluzione sollecita inoltre l’esecutivo “a mantenere una forte pressione sulla Russia, nel quadro delle azioni, delle decisioni e delle procedure consolidate“.

Intanto dal Cremlino è arrivato un monito diretto a Roma: l’Italia “non sia complice del furto del secolo“, perché l’utilizzo degli asset russi congelati nell’ambito delle sanzioni a Mosca per la guerra in Ucraina si configurerebbe come “un reato finanziario che rischia di ostacolare notevolmente la possibilità di ripristinare la cooperazione commerciale-economica con la Russia per molti anni“, si legge in un lungo post pubblicato sui social dall’ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov. L’accusa dell’ambasciatore è che tali beni verrebbero utilizzati per “comprare armi da aziende americane ed europee per l’Ucraina per infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia, continuando così la distruzione dell’Ucraina e la guerra fino all’ultimo ucraino“.

Oltre all’Ucraina, il Consiglio europeo affronterà altri temi di rilievo, a partire dal Medio Oriente. I leader europei discuteranno gli ultimi sviluppi nella regione, compreso l’esito del vertice di Sharm El-Sheikh per la pace del 13 ottobre, la liberazione di ostaggi e la fase iniziale della proposta di pace statunitense per Gaza. Sul tavolo anche la difesa europea, dopo gli attacchi ibridi e gli avvistamenti di droni di sospetta provenienza russa vicino alle infrastrutture critiche: nel 2024 la spesa totale dell’Ue per la difesa ha raggiunto i 343 miliardi di euro, con un aumento del 19% rispetto al 2023 e del 37% rispetto al 2021.