Due persone sono morte a causa delle forti piogge che hanno colpito la Grande Mela, trasformando le strade in fiumi. Le vittime sono già 2, un 49enne e un 39enne, rimasti intrappolati nei seminterrati allagati di Brooklyn e Manhattan. L’evento meteorologico, eccezionale per intensità e durata, ha messo in evidenza la fragilità delle infrastrutture urbane di fronte a precipitazioni improvvise e abbondanti. Secondo il National Weather Service (NWS), a Central Park sono caduti circa 4,57 cm di pioggia in poche ore, superando il precedente record di 4,17 centimetri registrato nel lontano 1917. All’aeroporto LaGuardia, uno dei principali scali della città, le precipitazioni hanno raggiunto i 5 cm, che vanno ben oltre il record del 1955.
Le piogge sono state continue e intense per tutta la giornata, complicando la mobilità urbana e causando gravi disagi ai trasporti. Decine di voli sono stati ritardati, mentre molte stazioni della metropolitana sono state invase dall’acqua. A Brooklyn, un uomo di 39 anni ha perso la vita dopo essere sceso nel seminterrato allagato del proprio edificio per salvare uno dei suoi cani. I sommozzatori dei vigili del fuoco hanno recuperato il suo corpo dopo ore di intervento. A Manhattan, invece, un 43enne è stato trovato morto nel suo appartamento, anch’esso completamente allagato.
Tragedie come queste riportano alla mente l’alluvione del 2021 (Uragano Ida), che causò 11 vittime nei seminterrati. Nonostante le nuove misure, migliaia di newyorkesi, spesso fasce vulnerabili, continuano a vivere in alloggi sotterranei senza vie di fuga o drenaggio adeguati. Il problema è aggravato dalle infrastrutture idriche obsolete (costruite oltre un secolo fa) di New York, che non reggono la rapidità e l’intensità delle piogge torrenziali odierne, mandando in crisi i sistemi e causando allagamenti improvvisi.
