La Flotilla è stata inutile. Sotto tutti i punti di vista. La missione principale, a detta degli attivisti, era consegnare cibo e aiuti alla popolazione di Gaza, ma hanno rifiutato a più riprese la possibilità di usare canali sicuri, per poter violare il blocco navale di Israele. Con il loro arresto, gli aiuti non sono arrivati a destinazione. Poco male, era una quantità praticamente inutile rispetto alle tonnellate inviate a Gaza nei mesi scorsi da organizzazioni umanitarie attraverso Israele, grazie ai quali il livello di calorie pro capite non è mai sceso sotto la soglia di sopravvivenza.
La missione era puramente politica, con una regia precisa dietro. Gli attivisti, quantomeno quelli europei, magari, non ne erano pienamente al corrente/consapevoli. Il legame con Hamas è stato certificato da documenti ufficiali. Alcuni membri degli equipaggi hanno avuto contatti diretti con Hamas dopo la protesta sugli attivisti LGBTQI+ non graditi a bordo (del resto, Hamas li impicca, figuriamoci se li vorrebbe sulle sue barche).
La fake news sui pescatori di Gaza e la Flotilla
Cos fare con il flop della Flotilla, dunque? Dargli solo un significato morale, il bel gesto che ha ‘acceso le coscienze’ ma che non ha cambiato di una virgola il destino dei bambini di Gaza, è apparso fin da subito troppo debole agli occhi di chi si nutre di notizie nate e morte su TikTok. E quindi, serviva proprio una roba per far presa sui social, un video. L’effetto collaterale della Flotilla: i pescatori di Gaza che tornano a pescare perchè l’esercito israeliano è impegnato ad arrestare gli attivisti.
E giù di editoriali, titoloni della stampa, post strappalacrime dei Lorenzo Tosa di turno, gente che nei commenti afferma di essersi commossa. Peccato che i video siano di febbraio. L’abbigliamento pesante è un indizio non trascurabile, ma basta una rapida ricerca social per verificare le date. “Repubblica”, accortasi della figuraccia, ha eliminato il filmato in fretta e furia. Tanti altri giornali quali “Il Fatto Quotidiano”, “Il Corriere”, “Il Messaggero” ci sono cascati. I fact checker intransigenti e precisi, hanno preso un granchio (anzi un pesce).
La cosa che fa più ridere è pensare che per fermare una quarantina di barche a vela, secondo i ProPal, Israele abbia impiegato qualsiasi mezzo a sua disposizione dirottando l’intera marina militare e l’esercito in mare, lasciando scoperto il resto del territorio. In pratica, sarebbe potuto arrivare chiunque, costituendo una minaccia potenzialmente devastante. Invece sono arrivati i pescatori.
Fa meno ridere il fatto che attraverso i social, una fake news del genere, nemmeno troppo elaborata, abbia trovato terreno fertile e si sia diffusa in maniera capillare nel giro di poche ore, raggirando milioni di persone. È l’effetto della propaganda di Hamas che sbaglia (o gonfia?) i suoi stessi calcoli sui morti, che diffonde informazioni false e che trova in Occidente un’incredibile cassa di risonanza fra sinistra, influencer e gente interessata più a ottenere follower e consensi che alla pace. Il video dei pescatori di Gaza ne è un esempio: ad abboccare sono solo i ProPal.
