Sistema e unione, equilibrio e azione: quattro le parole ricorrenti nelle due giornate di esplorazione e rivelazioni trascorse tra i sorprendenti paesaggi della Valle del Torbido e le meraviglie archeologiche della Locride. Sorpresa e meraviglie non sono parole esagerate, neppure bastano a descrivere la potenza dei luoghi, dalla costa ionica fino a Mammola, tappe della sesta edizione del Viaggio nello Stretto, Mediterranei Invisibili, il progetto ideato da Alfonso Femia e realizzato attraverso la società benefit 500×100 e la fondazione “Le città del futuro”.
Liquichimica Biosintesi, nell’area delle Saline Ioniche, è stata il primo momento di sosta e di osservazione. Costruita alla metà degli anni Settanta per produrre mangime per animali, derivato dalla lavorazione di bio-proteine, venne chiusa dopo pochi mesi, perché il mangime, come facilmente intuibile, sarebbe stato cancerogeno. I 750 dipendenti vennero cassaintegrati per 20 anni. Tuttavia, gli impianti, mai entrati in funzione, vennero manutenuti per anni. Due chilometri di costa, 700 mila metri quadrati a ridosso di uno straordinario scenario marittimo e la ciminiera (tra le più alte d’Europa, 134 metri) abbandonati e in stato di totale degrado dagli anni Ottanta.
Provando a fare un esercizio molto facile di potenziale sostituzione, l’area potrebbe essere un parco marittimo, un laboratorio scientifico di
osservazione dell’avifauna, il casello di un percorso culturale che lega
paesaggio, ambiente e archeologia.
I calanchi di Palizzi Marina, Pentidattilo borgo arroccato che nulla ha da invidiare ai noti e turisticizzati paesi della costa mediterranea ligure e francese, fino alla Villa Romana di Casignana e al Museo archeologico di Locri, un patrimonio da rivelare che potrebbe costituire un circuito per un turismo fuori dalle logiche del consumo compulsivo dei luoghi. Gli architetti Salvatore Greco, designer, e Michelangelo Pugliese, paesaggista, hanno raccontato per noi la storia di Pentedattilo, borgo sul monte Calvario abbandonato dopo il terremoto del 1783, oggi paese fantasma, in fase di riabilitazione turistica. Greco e Pugliese hanno suggerito una riflessione sulle due situazioni di abbandono, a distanza di pochi chilometri: l’uno di degrado e contaminazione negativa, esito di azioni affatto preveggenti; l’altro nobilitato dal paesaggio e dalle vestigia del passato.
Un’osservazione paradigmatica di un’alternanza di situazioni che in Calabria è, ormai, sistema: si susseguono paesi devastati da un’edilizia impietosamente brutta, sedimentata nel tempo, immersi in notevoli scenari ambientali. L’abbandono si contamina con il degrado, ma anche con la bellezza. Altrettanto notevole è il patrimonio archeologico, traccia prevalentemente sottesa del tratto ionico / locrideo e della Valle del Torbido. Tra le emersioni notevoli, la villa romana di Casignana è uno scavo di 6mila metri quadrati scavati per un complessivo di 15 ettari che fa presupporre che Casignana fosse una vera e propria cittadella. Antonio Crinò, ingegnere che cura e conosce profondamente il sito, ha sottolineato che, al di là dell’evidenza specifica della ricchezza e delle testimonianze della villa romana, è importante far conoscere le potenzialità di sviluppo di tutta l’area archeologica da Precacore a Samo, da Sant’Agata a Capo Bruzzano, che stimolino le amministrazioni verso azioni concrete di valorizzazione infrastrutturale, turistica e culturale.
Tema quest’ultimo, ripreso dalla direttrice del Parco Archeologico di Locri, Elena Trunfio: luogo unico, “concentrato” di storia greca e romana, qui è possibile leggere l’archeologia in chiave contemporanea. Il parco archeologico deve essere un luogo in cui stare bene, proiettato al futuro a scala non solo locale, ma territoriale, nazionale e internazionale, attraverso un modello di fruizione in grado di comunicare il suo DNA fisico, paesaggistico e culturale.
Nella lettura del territorio, fatta di un continuum culturale che sia insieme percorso e approdo, si innesta MuSaBa, Fondazione Spatari/Maas, nato a Mammola nel 1969 per volontà degli artisti Nik Spatari e Hiske Maas. MuSaBa non è (solo) un centro di arte internazionale, un luogo di straordinaria potenza paesaggistica: è la proiezione di come potrebbe essere la Calabria: attrattiva, trasparente, modello per l’arte, la storia a scala nazionale, europea, internazionale. Volano per un sistema di economia culturale in grado di valorizzare i territori in chiave futura. E di nuovo le quattro parole “sistema, circuito, equilibrio e azione” descrivono bene la politica delle amministrazioni della Valle del Torbido, cerniera fisica della Locride. Ne abbiamo parlato con i sindaci, Luca Ritorto di Gioiosa Ionica, Rocco Femia di Marina di Gioiosa Ionica, Antonio Barillaro di San Giovanni di Gerace, Giuseppe Racco di Grotteria, Stefano Raschellà di Mammola, e il consigliere della Città Metropolitana di Reggio Calabria Salvatore Fuda, e il presidente dell’Unione dei Comuni della Valle del Torbido (oltre che sindaco di Martone) Giorgio Imperitura.
La Valle è paradigmatica di un approccio integrato proiettato all’identità futura delle comunità tra 10/20 anni e alla necessità attuale di garantire qualità dei servizi e i servizi stessi quando manchino. Per questo serve omogeneizzare l’azione delle sei amministrazioni, affinchè converga su obiettivi comuni. Da sempre i comuni della Valle hanno un rapporto di scambio spontaneo, un intreccio tra popolazioni e tradizione che ha bisogno di essere messo a sistema, sia attraverso la mobilità dolce, ciclovia e percorsi di trekking, sia attraverso il dialogo tra le sei città – Marina di Gioiosa Ionica, Gioiosa Ionica, Grotteria, San Giovanni di Gerace, Martone e Mammola – in un processo di conurbazione che sia anche presidio contro lo spopolamento.
La linea guida naturale è la fiumara, quella artificiale la traccia della ferrovia calabro / lucana dismessa; il sistema sul fronte dello sviluppo una ricettività diffusa fatta di piccoli numeri che valorizzi il patrimonio abitativo sottoutilizzato. In due giorni, un ecomostro sulla costa ionica immerso nel mare azzurro intensissimo, le rocce bianche della costa dei Gelsomini, un borgo abbandonato, ma restituito al turismo culturale, una successione di siti archeologici, memoria fondativa dell’Italia intera, sei paesi che sono un’unica entità proiettata in un futuro di valorizzazione territoriale.
Uno spaccato della Calabria che replica situazioni italiane, differenti per la geografia e gli scenari, il contesto sociale, le imprese, e per i modelli di governance, uguali per i grandi temi. Mediterranei Invisibili è anche questo, una chiave di lettura innovativa, che riduce e condivide le differenze, allinea le geografie con il medesimo denominatore, la territorialità come valore comune.
Al Viaggio di Mediterranei Invisibili VI hanno partecipato nelle diverse tappe insieme ad Alfonso Femia, Salvatore Greco, Michelangelo Pugliese, Massimiliano Blasini, Marco Introini, Carola Picasso, Ernesto Giovanetti, Eleonora Paltrinieri, Stefano Anzini, Giusi Buono, Francesco Alati del team Mediterranei Invisibili, Natalina Carrà, Luciano Marabello, Adriana Galbo, Beatrice Bruzzi, Carlo Stalteri, Michele Laganà, Valeria Meirano, Diego Elia, Natalina Carrà, Salvatore Vermiglio, Gianni Artuso, Alfonso Chiodo Picone, Hiske Maas..
Grazie a Antonio Crinò e Andrea Maria Gennaro per l’organizzazione e l‘ospitalità in Villa Romana a Casignana, Elena Trunfio che ci ha accolto a Locri, a tutti i sindaci della Valle del Torbido e a Salvatore Fuda, consigliere Città Metropolitana Reggio Calabria.
COSA SONO “MEDITERRANEI INVISIBILI” E “LA BIENNALE DELLO STRETTO”
Mediterranei Invisibili è una ricerca, in corso dal 2018, che si realizza attraverso un programma di esplorazione territoriale finalizzato a scoprire l’inatteso, il non visto del Mediterraneo. Il progetto funziona così: ogni anno si organizza un viaggio in cui la curiosità e il desiderio di conoscere dei team di Milano, Genova e Parigi di 500×100, la profonda competenza del team calabrese e siciliano di Mediterranei Invisibili tracciano dei percorsi per visitare luoghi e incontrare persone, ascoltare e comprendere. Le interviste e le testimonianze raccolte e conservate nel sito (piùdi 600), rivolte ad architetti, amministratori, scrittori, giornalisti. L’idea progettuale, alla scala urbana, territoriale e infrastrutturale, si contamina con la realtà, si trasforma in una ricerca continua di quello che realmente serve all’architettura.
Da qui è nata l’idea di una Biennale d’architettura, ma anche di arte, fotografia, scrittura, design che, partendo dallo Stretto, raccoglie e rilancia su tutto l’intorno mediterraneo. La Biennale dello Stretto è un progetto culturale ideato e attuato da Alfonso Femia attraverso 500x100sb in partnership e con il sostegno di enti pubblici e privati. La prima edizione della Biennale si è svolta nel 2022. È stata promossa e sostenuta da 500×100 società benefit, Ordine degli Architetti di Reggio Calabria, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Università Mediterranea di Reggio Calabria e Università degli Studi di Messina in collaborazione con Città Metropolitana di Messina e Ordine degli Architetti di Messina e da numerose imprese private impegnate come partner tecnici ed economici. Ha ottenuto 85 patrocini non solo legati all’architettura.
Ha registrato 10.000 presenze negli 80 giorni di durata della mostra (settembre- dicembre). Ha restituito valore e ruolo a Forte Batteria Siacci, una fortezza militare di inarrivabile valore architettonico e paesaggistico, fino a quel momento in stato di abbandono, e fatto conoscere Campo Calabro e lo Stretto a una comunità di professionisti provenienti da molte parti dell’Italia, della Spagna e della Francia. La seconda edizione si è svolta nel medesimo intervallo di tempo – 18 settembre dicembre 2024 – potenziata nella formula e con un dichiarato e indiscutibile respiro internazionale con presenze da Europa, Cina, Stati Uniti e Sud America.
È stata promossa e sostenuta da 500×100 società benefit, Ordine degli Architetti di Reggio Calabria, Ance Reggio Calabria, Università Mediterranea di Reggio Calabria, Università degli Studi di Messina, Museo Archeologico Regionale di Reggio Calabria in collaborazione con Città Metropolitana di Reggio Calabria, Fondazione Horcynus Orca, Comune di Villa San Giovanni, ADI nazionale e delegazioni Calabria e Sicilia e, come l’edizione precedente, da numerose imprese private impegnate come partner tecnici ed economici. Ha ottenuto più di 80 patrocini legati non solo all’architettura. Tema comune per entrambe le edizioni Le linee d’acqua (il rapporto progettuale tra acqua e territorio) integrato, per l’appuntamento 2024, con Le città del futuro.
Il progetto “Mediterranei Invisibili – Viaggio nello Stretto VI” è ideato e sviluppato da Alfonso Femia e prodotto da 500×100 società benefit con Marco Predari e Giorgio Tartaro degli ambassador Salvatore Greco, Luciano Marabello, Francesco Messina, Michelangelo Pugliese, Gaetano Scarcella, con la partecipazione degli architetti Giovanni Aurino e dei prof. arch. Giovanni Multari, Raffaele Cutillo, Laura Pavia e Gaetano Di Gesu e con la collaborazione dell’architetto Gianni Artuso. L’evento è patrocinato dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria, da Ance Reggio Calabria e da ADI delegazione Calabria. I fotografi Mario Ferrara, Stefano Anzini, Marco Introini esploreranno i luoghi “invisibili” di Crotone e Siracusa.
500×100 società benefit è ideata e sviluppata da Atelier(s) Alfonso Femia, Universal Selecta e Giorgio Tartaro con la partecipazione di Attico Interni, Staygreen, Federico Berruti, Medit, Mirage, Liuni, Cariboni. Le Città del Futuro è una fondazione non profit realizzata da Alfonso e Mattia Femia insieme a Simonetta Cenci e Marco Predari, Universal Selecta, come sintesi dei progetti di ricerca e delle attività culturali degli Atelier(s) Alfonso Femia, della società benefit 500×100 e dell’associazione culturale APS Inside The While. L’obiettivo è quello di dotarsi di uno strumento strategico e operativo che consenta di estendere e arricchire il dialogo e gli approfondimenti sul futuro urbano, secondo una modalità consapevole e coerente con l’evoluzione sociale, economica e culturale, sviluppando risorse e progetti dedicati.
