Il fastidio di pensare – Quelli che stanno in silenzio

Anche se si riescono a organizzare sfilate gigantesche e a trascinare in piazza magari qualche milione di persone, quello non corrisponde al paese reale

Era stato Pietro Nenni, il socialista con la faccia simpatica che voleva portare l’Italia nel patto di Varsavia, il primo a rendersi conto stupefatto dopo la sconfitta del ’48 che non necessariamente le piazze piene corrispondono a una vittoria elettorale. E anzi che tra le due cose non c’è proprio nessun legame. E questo per una banalità che ancora confonde i Landini e tutti gli estremisti che bloccano di tanto in tanto le strade della nazione. E cioè che anche se si riescono a organizzare sfilate gigantesche e a trascinare in piazza magari qualche milione di persone, quello non corrisponde al paese reale, ma solo a una sua piccola parte.

Perché vengono contati i presenti ma nessuno, ovviamente, sta a contare quelli che hanno preferito starsene a casa. In questi giorni ho letto sorridendo alcuni giornali di orientamento governativo che tentavano di sminuire o almeno ridimensionare l’ultimo sciopero che Landini non si era lasciato sfuggire sfruttando l’ondata emotiva che aveva colto il paese. Anche ammettendo, ma ci si attacca alle inezie, che alcune foto fossero ritoccate e che magari la cifra sarà da rivedere, certo non si può negare che la partecipazione è stata davvero consistente. Ma tutto questo non vuole dire proprio nulla. E forse che l’elettorato di sinistra, che è notoriamente un elettorato piazzaiolo, non dispone di un paio di milioni di persone disposte a scendere in strada?

Quello che importa davvero è capire se questi due milioni rappresentano davvero l’umore della nazione

Quello che importa davvero è capire se questi due milioni rappresentano davvero l’umore della nazione o se quelli che sono scesi in piazza sono solo, appunto, gli estremisti. E, per fortuna, sembra che l’elettorato reale non dà segni di squilibrio: al di là degli schiamazzi l’Italia poi nei sondaggi sembra essere quella di sempre. Quelli che vanno in piazza a bloccare strade, stazioni, aeroporti e via dicendo sono solo una minoranza che poi, appunto, alle urne rimane tale, schiacciata dalla maggioranza silenziosa che in quei giorni è rimasta a casa e le stazioni, le strade e gli aeroporti e tutto il resto avrebbe voluto usarli per andare a lavorare ma non ha potuto, e ha dovuto subire le imposizioni di queste frange.

Il problema, in Italia, è che di solito per antica tradizione vuole avere ragione chi grida più forte, tanto più se chi si scopre minoranza ha ancor più bisogno di farsi sentire. Questo naturalmente non vuole dire che la maggioranza ha, per il semplice fatto di essere maggioranza, ragione. Ma la democrazia non funziona in termini di ragione o torto, come da più parti si legge in difesa degli apologeti delle masse. La democrazia, diceva Kelsen, è figlia dell’ignoranza della verità, e quindi siamo costretti ad affidarci a un criterio di opinione e, ci piaccia o no, di maggioranza. Per questo ci fanno rabbrividire le parole della nuova pasionaria dell’estremismo da salotto Francesca Albanese che dà lezioni agli avversari e ci tiene a distinguere, naturalmente a discapito altrui, tra (le altrui) opinioni e (la sua) verità.

Idee estremiste alla cultura

In realtà questi intellettuali che intendono spiegare verità a chi invece ha solo opinioni fallaci sta facendo riemergere una figura tipica del mondo della sinistra che ha sempre coniugato, in una accoppiata pericolosissima, le idee estremiste alla cultura. Ricordiamo solo in Italia certe figure deleterie degli anni di piombo come Toni Negri, Renato Curcio, Adriano Sofri e ne potremmo citare qualche altra decina che non erano dei poveri analfabeti spinti a delinquere dal bisogno ma erano stati partoriti dall’Università di cui erano ottimi alunni, professori, intellettuali e via dicendo. Adesso vediamo con un certo tremore riproporsi figure simili che nella sinistra non sono mai morte, come Donatella Di Cesare che occupa una cattedra alla Sapienza e si sente legata spiritualmente ai brigatisti rossi, la suddetta Francesca Albanese che ha sposato la causa dei terroristi che vanno compresi e capiti, e anche qui ne potremmo citare un’altra decina come minimo.

Che anche in Italia ci sia una frangia di estremisti d’ambo i lati e che ogni tanto sentano il bisogno di andare a prendere un po’ d’aria fresca è fisiologico

Tutti pronti a occupare qualche seggio nel partito di Fratoianni dove ci sono già altri raffinati intellettuali che sostengono che spaccare teste non è un reato, purché naturalmente siano quelle giuste. Che anche in Italia ci sia una frangia di estremisti d’ambo i lati e che ogni tanto sentano il bisogno di andare a prendere un po’ d’aria fresca è fisiologico. Fa parte di ogni nazione. L’importante è che il grosso dell’elettorato li sappia confinare ad abbaiare alla luna e sarebbe anche opportuno che certo giornalismo non gli dedicasse troppo spazio. Ma di questo estremismo sembra che invece una sinistra moderata resti sempre prigioniera come legata a una ancestrale nostalgia. E incatenata così ad un passato da cui non riesce a staccarsi quasi timorosa di tradirlo si vede intanto scorrere davanti le opportunità di un presente.