“Fare coincidere i quarantamila residenti della Jonica reggina col numero dei parlanti greco di Calabria è un assunto che sembra andarsi sempre più consolidandosi in ambito mediatico come conseguenza del ben più insidioso consolidarsi di questa idea in ambito istituzionale. Bilanciando ottimismo e realismo, oggi la comunità grecofona si compone di un centinaio di parlanti. Qualunque informazione o peggio ancora politica che non parta da questa realtà, prima o poi è destinata a sbatterci contro, senza nel frattempo servire la causa di cui si professa paladina“.
Così dichiara in una nota il giurista Francesco Ventura, attivista per la rivitalizzazione linguistica della minoranza greca di Calabria. A dare lo spunto per questo comunicato un’analisi relativa ai risultati delle regionali, pubblicata nei giorni scorsi dal giornalista Silvio Cacciatore. Analisi nella quale si chiedeva la modifica della legge elettorale regionale per garantire una rappresentanza alle minoranze linguistiche in seno al Consiglio Regionale.
“Il fatto è che le minoranze linguistiche storiche della nostra Regione dispongono già di una propria rappresentanza: si tratta del CO.RE.MIL. istituito ex L.R.n.15/2003, il quale però è un organo fiaccato da tutta una serie di anomalie, almeno per quanto riguarda la minoranza greca. Una di queste è stata l’arbitraria espansione dei Comuni autodichiaratisi di minoranza linguistica, ad oggi ben sedici, di cui reali sarebbero a vario titolo dai tre ai cinque. La seconda è stata la poca cura relativa riservata alla composizione di tale organo. Basti pensare che dal 2018 la componente laica non è mai stata rinnovata, nonostante il decesso del precedente rappresentante, il professore Filippo Violi. Tutte situazioni queste abbastanza note a livello locale e regionale. Purtroppo, le tutele relative alle minoranze linguistiche sono spesso snaturare in contesti come quello calabrese, dove si tende a confondere le azioni di promozione del patrimonio con quelle di tutela per i parlanti.
Esempio di tale approccio è stato quello emergente dalle linee programmatiche dell’ultimo commissariamento della Fondazione ex IRSSEC o del piano triennale regionale, la cui gestazione è stata sospesa dalla conclusione anticipata della scorsa legislatura. Su una cosa il collega Cacciatore ci azzecca: in molti preferiscono parlare dei greci di Calabria piuttosto che coi greci di Calabria; mentre in pochi sembrano interessati alla questione fondamentale del (poco) greco parlato“.


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