“Falcomatà come Trump“. Non avremo mai pensato di scriverlo. Eppure c’è una similitudine non da poco che crea un ponte fra Reggio Calabria e gli Stati Uniti. Una costruzione metaforica che sicuramente incontra meno ostracismo rispetto al ponte sullo Stretto di Messina. Supera le divergenze personali, di ideologia politica, i confini geografici e culturali che possano avere due persone agli antipodi come Giuseppe Falcomatà e Donald Trump. Le fondamenta? L’interesse personale.
Falcomatà e Trump: quella voglia di 3° mandato
Falcomatà e Trump sono stati protagonisti, nel corso degli ultimi giorni, di alcune dichiarazioni parecchio simili, riguardanti la possibilità di un terzo mandato politico. Entrambi si sono detti rammaricati di non poter essere rieletti per una terza volta.
A Trump l’idea sembra stuzzicare parecchio, nonostante sia contro la legge. Il tycoon ha ammesso: “sono al massimo nei sondaggi e, da quello che ho letto, credo di non avere il permesso di candidarmi. Vedremo cosa accadrà… è un peccato“.
Falcomatà, nel rispondere ad alcune dichiarazioni di Cannizzaro che lo definiva pronto a preparare gli scatoloni per lasciare la città, si era difeso dichiarando: “purtroppo una legge ingiusta non consente l’ipotesi di un terzo mandato. Altrimenti, come tutti sanno, avrei proseguito molto volentieri il mio lavoro“.
Davanti agli interessi personali la legge è “ingiusta”
Sorprende che Falcomatà e Donald Trump la pensino allo stesso modo. Il primo è un sindaco di sinistra, pro Palestina, No Ponte, schierato con il PD e in aperta critica nei confronti di Donald Trump, presidente USA, esponente della destra repubblicana, pro Israele e, se glielo chiedessero, sicuramente pro Ponte.
Eppure, entrambi vorrebbero eliminare la legge che vieta il 3° mandato. La Costituzione americana, con il 22º emendamento del 1947, vieta di essere eletti alla presidenza per più di due volte.
Il Decreto legislativo italiano del 18 agosto 2000, n. 267, in particolare articolo 51, comma 2, recita: “chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non è immediatamente rieleggibile alle medesime cariche, salvo che uno dei due mandati precedenti abbia avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno per causa diversa dalle dimissioni volontarie“.
Una legge che Trump vorrebbe aggirare e che Falcomatà reputa addirittura “ingiusta”. Eppure, tanto nella Costituzione americana, quanto in quella italiana, il perchè di questa limitazione è piuttosto chiaro: la volontà che ci sia un’alternanza politica (non per forza partitica) nelle figure di vertice, evitando accentramenti di potere, personalismi e di concentrare troppa influenza politica, mediatica e amministrativa nel singolo.
Uno strumento di “igiene democratica” che garantisce democrazia e pluralismo. Ma che tanto il sindaco quanto il tycoon non sembrano gradire. E non sono gli unici. Restando circoscritti al panorama politico italiano e in tempi abbastanza recenti, la Lega aveva provato a sondare il terreno per una terza candidatura di Luca Zaia in Veneto, il PD ci aveva provato con De Luca in Campania. Insomma… che si tratti di USA o Italia, di presidenti o sindaci, di destra o sinistra, la voglia di restare al potere mette d’accordo tutti.
