Cosa succede quando il Sindaco della città più grande della Regione, colui che ha guidato la stessa per quasi 12 anni, senza successi ma anzi con tanti fallimenti, impossibilitato a candidarsi alla guida della Calabria, “fugge” dalla Reggio che dice sua per candidarsi come consigliere e inizia a comportarsi come tale prima ancora di diventarlo ufficialmente? Che si copre di ridicolo, tra gaffe e uscite fuori tempo e fuori luogo. Già prima del voto, in realtà, Giuseppe Falcomatà parlava da Consigliere Regionale, con la più classica opera di opposizione rispetto al Governo Occhiuto. Anche dopo il voto ha continuato a farlo, ma c’è un particolare: ancora non è ufficialmente un Consigliere Regionale e non è detto che lo sia. Si attende ancora, infatti, la pronuncia (che tarda ad arrivare, e questo fa riflettere) della Corte d’Appello di Catanzaro che, anche qualora dovesse dire sì, si vedrà arrivare i ricorsi di tanti relativamente ai conteggi sui candidati.
Ma questa è un’altra storia. Consigliere Regionale o meno, Falcomatà continua a raccogliere gaffe e cattive figure. Da Sindaco, infatti, negli ultimi giorni ha fatto parlare di sé per la “spettacolarizzazione” di un’allerta meteo “arancione scuro” (che però non esiste) e per aver “corretto” – erroneamente – il C.t. della Nazionale Gattuso sulle caratteristiche dello Stadio Granillo, che oggi, a differenza di quanto da lui affermato, non può ospitare l’Italia.
La gaffe di Falcomatà a Melito sull’aspettativa di vita tra Calabria e Trentino
L’ultima gaffe, in ordine di tempo, riguarda le parole espresse pubblicamente nel corso di un evento di ieri a Melito Porto Salvo. Un evento in cui, pur essendo nella sua Città Metropolitana, ne ha approfittato per sparare a zero contro la Regione – per l’ennesima volta – sul tema sanità. Testualmente, parlando a una platea davanti all’ospedale melitese, ha affermato: “i dati sanitari che riguardano la migrazione sanitaria, piuttosto che i tempi biblici delle liste d’attesa, piuttosto che i programmi di prevenzione, sono plasticamente fotografati dall’Istat, che ci dice che l’aspettativa di vita in Trentino è di ben 17 anni superiore a quella che riguarda la nostra regione“.
Sì, l’ha detto davvero. Ha detto che in Trentino l’aspettativa di vita è 17 anni più alta di quella della Calabria. E ha citato dati Istat. Ma si può? Si può veramente pensare che l’aspettativa di vita media in Calabria sia di appena 65 anni? Anche i bambini saprebbero riconoscere che è impossibile. L’Italia non è di certo la Cina, la Russia, l’Argentina o il Brasile. E’ un paese decisamente “piccolo”, in cui non sono evidenti tutte queste differenze tra nord e sud. Piuttosto, pur essendo effettivamente più alta l’aspettativa di vita media in Trentino, la stessa lo è – rispetto alla Calabria – soltanto di 1,5 anni circa. Per la precisione in Trentino è di 84 per le donne e 81 per gli uomini e in Calabria di 83 per le donne e 80 per gli uomini.
Perché Falcomatà si è dunque sbilanciato su tale corbelleria? Il dato Istat è corretto, ovviamente, ma non si riferisce all’aspettativa di vita media. Il riferimento è alla buona salute, cioè agli anni che un cittadino trascorre in buona salute. E qui la differenza è effettivamente di 17 anni tra Trentino e Calabria. Ma significa che – sempre in media, ovviamente – un trentino vive in buona salute per 70 anni circa rispetto ai 53 di un calabrese. Che poi, anche questo dato andrebbe interpretato correttamente e completamente. La statistica, infatti, è falsata da alcuni parametri che portano a indicare la buona salute in base alle malattie legate alla pensione anticipata. E sappiamo bene che dove questa è bassa – come in diverse Regioni del Sud – il dato potrebbe essere “drogato” dall’alto tasso di impiego pubblico, dall’assistenzialismo statale e da chi prova a “raggirare” le regole dello Stato per andare in pensione anticipatamente. Insomma, in Calabria non è di certo pieno di 60enni e 70enni in stampelle e sedia a rotelle…
Dunque, ricapitolando, il dato Istat è corretto, ma solo parzialmente. Ma comunque Falcomatà non lo ha saputo leggere. Oppure, se anche lo avesse interpretato bene, ha ben pensato di “deviare” il messaggio con l’obiettivo di attaccare la Regione sulla sanità. Che, sia chiaro, in Calabria di certo non brilla, ma non brillava neanche quando la stessa era guidata da Oliverio e dalla “sua” Sinistra. Basti pensare – sempre – ai Commissari drogati in diretta tv. Oggi, quantomeno, con il lavoro di Occhiuto, la stessa sta per uscire dal commissariamento.
