Cyber Spionaggio, i profili più a rischio. Ecco come proteggersi dai rischi digitali

Dai manager agli influencer, Argo SpA stila la top ten delle figure più vulnerabili al cyber spionaggio e fornisce un decalogo di misure per proteggere smartphone e dati sensibili

Le indagini in corso sulle inchieste Equalize e Paragon, che hanno coinvolto manager, imprenditori, politici e giornalisti di alto profilo, come Francesco Cancellato di Fanpage e Roberto D’Agostino di Dagospia, ma anche i risvolti del recentissimo caso Sigfrido Ranucci così come la vicenda dei video privati “rubati” quest’estate a Stefano De Martino, confermano che nessuno può dirsi al riparo dai rischi di cyber spionaggio.

Argo SpA, azienda leader nel settore dell’intelligence specializzata in consulenze strategiche per imprese, tramite l’“Osservatorio Argo per la sicurezza digitale”, stila la top ten delle figure lavorative maggiormente a rischio di spionaggio cyber. Al primo posto i grandi manager (19%): figure chiave in settori strategici come finanza e tecnologia; secondo posto per imprenditori (17%): Ceo e figure apicali di grandi aziende; terzi i giornalisti (15%), soprattutto quelli d’inchiesta e che indagano su casi sensibili (vedi caso Ranucci); quarta posizione per i politici (13%): sono regolarmente nel mirino dello spionaggio informatico per via della loro influenza e delle informazioni sensibili che gestiscono; quinti i vip del mondo dello spettacolo (10%): molti anche nel caso Paragon ma pure il recente caso dei video intimi di Stefano De Martino “rubati” e poi diffusi; sesti i diplomatici (8%): figure come ambasciatori o consoli; settimi gli avvocati (6%): professionisti del settore legale, soprattutto quelli che si occupano di casi di alto profilo; ottavi ingegneri e tecnici informatici (5%): coloro che sviluppano reti e software, per ottenere accesso a sistemi aziendali; noni analisti e ricercatori (3%): coloro che operano nel campo della sicurezza informatica, per accedere a informazioni riservate e a sistemi sensibili; decimi i commercialisti (1%): professionisti del settore per carpire dati su clienti di alto profilo.

Oggi accedere ai dati sensibili di un cittadino attraverso lo smartphone è diventato sorprendentemente semplice: bastano strumenti e competenze che fino a poco tempo fa erano appannaggio di pochi. Per questo non basta più affidarsi alle regole o alla prudenza: serve la consapevolezza tecnologica e la possibilità di verificare in prima persona il livello di sicurezza dei propri dispositivi, afferma Matteo Adjimi, presidente del Cda di ARGO SpA.

Argo SpA propone il seguente decalogo di consigli per rendere sicuro il proprio smartphone. In primis, mantenere sempre aggiornati il sistema operativo e le app; installare esclusivamente applicazioni ufficiali e verificate; evitare link, allegati o messaggi sospetti; impostare un sistema di blocco sicuro; abilitare l’autenticazione a due fattori (2FA); verificare periodicamente i permessi concessi alle applicazioni; evitare l’utilizzo di reti Wi-Fi pubbliche o non protette; disattivare Bluetooth, NFC e geolocalizzazione quando non indispensabili; gestire in modo sicuro password e informazioni sensibili; eseguire regolarmente backup cifrati dei dati.

Segnali di allarme che il telefono può essere sotto attacco

Batteria che si scarica molto rapidamente; surriscaldamento anomalo anche a riposo; traffico dati o SMS anomali; app sconosciute o non installate dall’utente; microfono o fotocamera che si attivano senza motivo; rumori o eco durante le chiamate; messaggi o e-mail inviati “da soli”; il dispositivo risulta “rooted” o “jailbroken” senza consenso.

Nel dibattito sulla sicurezza informatica e sulle attività di intelligence – aggiunge Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo SpAè importante sottolineare che nessuno, né servizi né governo, ha fatto cose che non si potevano fare. È del tutto normale che le agenzie, ovvero i servizi segreti, utilizzino trojan di Stato. In Italia, l’impiego di strumenti informatici avanzati, come i cosiddetti trojan di Stato, è strettamente regolato dalla legge e può essere disposto solo dall’autorità giudiziaria o dai servizi di intelligence. Tali strumenti consentono, in casi eccezionali, di acquisire informazioni rilevanti per la prevenzione di reati gravi, minacce alla sicurezza nazionale o attività di terrorismo e spionaggio. L’obiettivo non è l’invasione della privacy, ma la tutela dell’interesse collettivo e la protezione delle infrastrutture critiche del Paese“, conclude Matteo Adjimi, presidente del Cda di Argo SpA.