“Ho spinto per i negoziati e per fermare la guerra perché è una catastrofe, un genocidio, che punta a espellere i palestinesi da Gaza. Bisognava fermarlo il prima possibile. Dal secondo o terzo giorno di guerra ho capito che sarebbe stato devastante, che il 7 ottobre era stato un grosso errore“. È quanto dichiarato a “La Repubblica” da Ahmed Yousef, veterano di Hamas, allievo dello sceicco Yassin, il fondatore di Hamas. Afferma di non essere contrario alla soluzione dei due stati, ma di ritenere “che sia più solida e abbia maggiori possibilità di sopravvivere la soluzione di un solo Stato che concili la vita, religiosa e politica, di musulmani, cristiani ed ebrei“.
In merito alla questione del disarmo di Hamas, Yousef afferma che “non ci si può fidare degli israeliani, servono garanzie di egiziani e turchi per convincere i palestinesi a smantellare le loro armi in cambio della protezione da qualsiasi attacco israeliano in futuro“.
“Credo che il futuro di Hamas sia quello di avere un partito politico che faccia sua l’agenda dell’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – aggiunge – Serve un sistema di condivisione del potere. Ci sarà una condivisione del potere, noi ci crediamo e vorremmo farne parte – prosegue – Il futuro non sarà deciso da Abu Mazen, ma dalla volontà del popolo. La politica devono farla persone preparate, non i miliziani – conclude – Dobbiamo avere vere elezioni vere, lavorare con la diplomazia e l’Onu. Contare sulle nostre armi non ci porterà al risultato“.
