“La sorveglianza continua tramite droni, anche a distanze considerevoli dalla costa, non rappresenta solo un’attività di monitoraggio, ma spesso anticipa operazioni tattiche ostili“. Lo ha dichiarato Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo Spa, commentando le notizie dei raid con droni che avrebbero colpito alcune barche della Global Sumud Flotilla al largo di Tunisi. La denuncia da parte degli attivisti proPal presenta però alcune incongruenze con la scarsa portata dei danni, le luci verdi del drone (non di certo di natura militare) e il carico esplosivo/incendiario da esso trasportato che non ha danneggiato le barche più di tanto, né ferito le persone a bordo.
Intanto, quel che è certo, è che anche in mare la guerra diventa tech. “Il contesto operativo in cui si muove la Flotilla evidenzia con chiarezza l’emergere di rischi sempre più rilevanti per la sicurezza digitale e tecnologica nel settore marittimo. Tecniche come il jamming e lo spoofing, basate su interferenze elettroniche (blocco GPS, alterazione del segnale AIS), sono ampiamente utilizzate negli scenari ad alta tensione e possono compromettere gravemente i sistemi di navigazione e comunicazione, isolando temporaneamente le imbarcazioni e rendendole vulnerabili agli attacchi. A ciò si aggiungono i cyber attacchi mirati: da un lato, Israele dispone di tecnologie altamente sofisticate; dall’altro, attori non statali, come gruppi di hacker filopalestinesi, tentano di colpire le navi legate a Israele usando dati di tracciamento navale“, ha spiegato Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo Spa, azienda leader nel settore dell’intelligence specializzata in consulenze strategiche per imprese.
