“Troppo spesso, vengono trovate scuse per la nostra lentezza. Diciamo che è semplicemente così che è costruita l’Ue, che un processo complesso con molti attori deve essere rispettato. A volte, l’inazione viene persino presentata come rispetto per lo stato di diritto. Penso che sia inerzia“. È quanto dichiarato da Mario Draghi durante la conferenza che segna un anno dalla presentazione del suo rapporto sulla competitività Ue. “I concorrenti negli Stati Uniti e in Cina sono molto meno vincolati, anche quando agiscono nel rispetto della legge“, prosegue, avvertendo che “continuare come al solito significa rassegnarsi a restare indietro“.
L’ex Bce accoglie “con favore” la decisione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di porre la competitività al centro del suo secondo mandato, e riconosce che il suo programma “è ambizioso. I cittadini e le aziende europee apprezzano la diagnosi, le priorità chiare e i piani d’azione” dell’esecutivo Ue, “ma esprimono anche una crescente frustrazione. Sono delusi dalla lentezza con cui si muove l’Ue. Ci vedono fallire nel tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravità del momento“.
Draghi sottolinea come un percorso diverso “richiede nuova velocità, scala e intensità. Significa agire insieme, non frammentando i nostri sforzi. Significa concentrare le risorse dove l’impatto è maggiore. E significa ottenere risultati in mesi, non anni“.
