Il Ponte sullo Stretto come la Salerno-Reggio Calabria: “Giacomo Mancini e Matteo Salvini uniti dallo stesso destino”

Veronese (Amici del Ponte): “il Sud non può più aspettare. Salvini vada avanti sul ponte, con la stessa determinazione di Giacomo Mancini con la Salerno – Reggio Calabria"

“Caro Direttore,
Leggo con soddisfazione le ultime dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, sul Ponte sullo Stretto. Dopo aver ricordato che l’opera garantirà 120.000 posti di lavoro e finalmente il diritto alla mobilità a milioni di calabresi e siciliani, Salvini ha annunciato che mercoledì mattina alle 12:30 il CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) approverà il progetto definitivo: ‘Sono le ultime norme e ultime firme per queste quarantotto ore che segneranno una pagina di storia’. È l’ultimo passaggio prima dell’apertura dei cantieri, prevista dopo i successivi controlli della Corte dei Conti Queste parole segnano un momento di speranza per il Sud”. Comincia così la lunga riflessione del Prof. Simone Veronese.

“Il Ponte non è solo acciaio e cemento: è l’inizio di un sistema integrato di alta velocità e logistica che collegherà il Mezzogiorno al resto d’Italia. È lavoro, sviluppo, mobilità, turismo. Da anni, come Presidente dell’Associazione Amici del Ponte sullo Stretto, mi batto per quest’opera che può cambiare il destino di due regioni troppo spesso dimenticate”.

Cosa ci offre la storia

“La storia ci offre un precedente illuminante. Negli anni Sessanta, il Ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Giacomo Mancini segretario nazionale del Partito Socialista ebbe il coraggio di promuovere la costruzione dell’autostrada Salerno‑Reggio Calabria. All’epoca la Calabria era considerata “la terza isola” perché gli aspri rilievi montuosi la rendevano di fatto irraggiungibile. Mancini impose ai progettisti un tracciato interno che attraversava le montagne pur di includere Cosenza, rompendo così l’isolamento di numerosi comuni. L’autostrada fu completata nel 1972, otto anni dopo l’avvio dei lavori, nonostante la complessità geologica e i costi elevati. Per accelerare i lavori e impedire che l’opera si fermasse a Eboli, Mancini superò le resistenze burocratiche, arrivando persino a licenziare il potente direttore generale dell’Anas”.

“Quella scelta, ricordata dal figlio Pietro, dimostra che quando esiste la volontà politica il Mezzogiorno non è destinato a restare un cimitero di opere incompiute. Mancini subì una dura campagna denigratoria, orchestrata dalla stampa di estrema destra e amplificata da alcuni suoi stessi compagni, ma continuò determinato. Grazie a quella tenacia oggi esiste un asse viario che, pur con le sue criticità, ha collegato il Sud al resto del Paese”.

“Oggi Matteo Salvini si trova in una posizione simile. Anche lui è attaccato dagli ambientalisti e da una parte della sinistra, che evocano danni ambientali o infiltrazioni mafiose per frenare l’opera. Anche lui, come Mancini allora, si scontra con burocrazie e oppositori politici. Eppure porta avanti un progetto ancora più ambizioso: non solo un collegamento stradale, ma una porta d’accesso al corridoio ferroviario ad alta velocità che scenderà nel Mezzogiorno”.

“Il Ponte sullo Stretto non si esaurisce in un viadotto: è il tassello chiave di una visione moderna, che mira a creare la più grande area metropolitana del Mediterraneo, a ridurre drasticamente i tempi di percorrenza, a liberare lo Stretto dall’inquinamento delle navi, a generare posti di lavoro e attrarre turisti. Per la sua unicità e grandezza, se realizzato, diventerà il vero simbolo del riscatto del Mezzogiorno e proietterà l’Italia nella storia dell’ingegneria mondiale. Come allora, il Sud non può più aspettare. Non possiamo più accettare che chi ha fallito nel garantire servizi di base blocchi un’opera che unisce e rilancia. Non possiamo lasciare che l’ideologia o il benaltrismo cancellino un’opportunità storica”.

L’appello a Salvini

“Per questo, rivolgo un appello a Matteo Salvini: vada avanti con la stessa determinazione di Giacomo Mancini. Assicuri trasparenza, legalità e tutela ambientale, ma non si lasci intimidire dagli attacchi. Se riuscirà a portare a termine il Ponte sullo Stretto, verrà ricordato – come Mancini lo fu per l’A3 – come uno dei più grandi meridionalisti e statisti del secolo, un leader capace di trasformare le visioni in opere concrete. Il futuro, quando bussa, non va bloccato. Va costruito”.