Burocrazia in Calabria frena l’abilitazione alla caccia: oltre 200 domande in sospeso a Reggio

La mancata operatività delle commissioni d’esame in Calabria sta ostacolando l’abilitazione di nuovi cacciatori, con gravi conseguenze sociali ed economiche per il territorio

“In Calabria le commissioni venatorie – ossia le commissioni d’esame per l’abilitazione alla caccia – rivestono un ruolo chiave: valutano gli aspiranti cacciatori tramite prove scritte e orali sulle materie previste (zoologia, normative, armi e balistica, agricoltura, primo soccorso). Queste commissioni, nominate dalla Regione in ciascun capoluogo di provincia, dovrebbero riunirsi periodicamente per consentire ai candidati di sostenere l’esame e ottenere l’abilitazione venatoria”. Lo afferma in una nota il movimento “Amici della Caccia”.

“Tuttavia, negli ultimi anni si sono registrati gravi ritardi burocratici nella loro attività in Calabria, con conseguenze rilevanti sui cittadini aspiranti cacciatori. Un caso emblematico è quello della commissione d’esame nell’area metropolitana di Reggio Calabria. Dopo essere stata sciolta ad inizio 2020, la commissione è stata ricostituita solo nel 2021 per poi nell’ultimo periodo lasciando in sospeso oltre 200 domande già presentate presso la Città Metropolitana. Ciò significa che centinaia di aspiranti cacciatori – molti dei quali giovani – attendono da mesi una convocazione che non arriva, impossibilitati a conseguire l’abilitazione malgrado abbiano completato la preparazione richiesta”.

“Non è un episodio isolato: tra il 2017 e il 2019 lo stesso territorio aveva già vissuto una situazione analoga, con oltre 600 domande d’esame rimaste in coda a causa di continue diatribe di competenza tra enti locali e Regione. Il prolungato blocco degli esami venatori dovuto alla burocrazia ha un effetto diretto sul diritto dei cittadini calabresi di accedere legalmente alla caccia, compromettendo il diritto di molti cittadini ad accedere legittimamente alla pratica venatoria. In altre parole, procedure amministrative lente e inefficienze organizzative stanno di fatto negando ai candidati la possibilità – garantita dalle norme – di sostenere l’esame abilitativo in tempi ragionevoli”.

“Tale situazione genera disagi ingiustificati: aspiranti cacciatori che hanno investito tempo e risorse nella preparazione si trovano bloccati per cause non dipendenti da loro, con frustrazione personale e mancato ricambio generazionale nel mondo venatorio. Recentemente, Federcaccia Calabria ha espresso che la caccia non è soltanto un hobby, ma anche un presidio ambientale e sociale nelle aree rurali. Ostacolare il rinnovo dei cacciatori attraverso queste lungaggini significa indebolire l’intero sistema venatorio calabrese, impedendo un adeguato turnover generazionale. Senza nuova linfa di giovani cacciatori abilitati, vengono a mancare sia le competenze necessarie per una gestione faunistica corretta (ad esempio nel controllo di specie in sovrannumero come i cinghiali), sia la continuità di una tradizione che in Calabria ha forte radicamento nelle comunità locali”.

“Il movimento “Amici della Caccia” ha definito “insostenibile” questa situazione, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni affinché la politica e la burocrazia facciano il proprio dovere e sblocchino al più presto l’iter degli esami. La platea dei cacciatori calabresi riflette la crisi di ricambio sopra descritta. In base ai dati disponibili, in Calabria sono registrati attualmente circa 25.000 cacciatori muniti di licenza di porto di fucile ad uso caccia. Negli ultimi cinque anni il numero è in calo costante. Per avere un’idea: intorno al 2017-2018 si contavano poco più di 30.000 licenze attive in regione, mentre oggi (2025) il totale è stimato attorno alle 25 mila, con una diminuzione di diverse migliaia di unità”.

“Questo declino, pari a circa il -15-20% nel periodo considerato, rispecchia il trend di lungo termine già evidenziato nel decennio precedente (2007-2017), durante il quale la Calabria aveva registrato un calo di circa -20,9% dei cacciatori. Dal punto di vista demografico, la popolazione venatoria calabrese risulta piuttosto avanti con gli anni. La grande maggioranza dei cacciatori attivi sono uomini di età medio-alta, prevalentemente compresi tra i 40 e i 70 anni. I cacciatori giovani sotto i 30 anni rappresentano una quota esigua, segno di un interesse decrescente delle nuove generazioni verso l’attività venatoria”.

“Anche la presenza femminile è minima: le cacciatrici costituiscono soltanto una piccola frazione (poche unità su cento) del totale – un dato in linea con la tendenza nazionale che vede le donne intorno al 3% degli appassionati di caccia. L’età media dei cacciatori tende dunque ad aumentare di anno in anno, senza sufficiente turnover: un fenomeno preoccupante perché, come detto, rischia di lasciare scoperto il necessario ricambio generazionale per il futuro”.

“Il mondo della caccia sostiene in Calabria un indotto di attività economiche correlate, che soffrono direttamente del calo nel numero di cacciatori. Ridurre anno dopo anno le nuove licenze di caccia significa infatti contrarre progressivamente anche il giro d’affari collegato all’attività venatoria. Le principali attività interessate da un’eventuale diminuzione dei cacciatori includono: armerie e rivenditori di articoli venatori; negozi specializzati nella vendita di armi da caccia, munizioni, abbigliamento tecnico e accessori subiscono un calo di clienti e di fatturato quando diminuisce il numero di cacciatori attivi (meno licenze = meno acquisti di fucili, cartucce, etc.). Un minor ricambio di cacciatori implica anche meno introiti correlati ad esempio alle attività turistiche e di ristorazione. Allevatori e addestratori di cani da caccia: la tradizione venatoria coinvolge l’allevamento cinotecnico amatoriale e professionale nonché l’addestramento cinofilo per la caccia. Turismo rurale e agriturismi legati alla caccia: soprattutto nelle aree interne della Calabria, l’attività venatoria genera movimento di persone e spese sul territorio (pernottamenti, ristorazione, guide locali)”.

“Un numero inferiore di cacciatori – specie esterni alla regione – comporta meno prenotazioni in agriturismi, minori spese in prodotti tipici e un generale impoverimento dell’indotto turistico rurale. A queste si aggiungono le entrate pubbliche derivanti dalle tasse di concessione sulle licenze di caccia e dalle iscrizioni agli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC): un calo di licenze può significare minori introiti per la Regione e per gli ATC, con potenziali ripercussioni sui fondi destinati alla gestione faunistico-venatoria locale. In sintesi, l’indotto economico generato dalla caccia – per quanto di nicchia – spazia dal commercio al settore cinofilo fino all’agriturismo; la sua salute dipende direttamente dal numero di praticanti cacciatori”.

“Quando questi ultimi diminuiscono sensibilmente, l’intera filiera economica ne risente in modo negativo. La situazione descritta evidenzia come la burocrazia possa di fatto limitare un diritto del cittadino: in Calabria, la mancata operatività delle commissioni d’esame venatorie sta impedendo a molti aspiranti cacciatori di ottenere legittimamente l’abilitazione, ostacolando l’esercizio di una passione e di un’attività consentita dalla legge. Questo ostacolo amministrativo, oltre a creare disagi e attese immotivate per i singoli, provoca un effetto domino sul tessuto socio-economico regionale”.

“Meno esami svolti significano meno nuove licenze rilasciate; un minor numero di cacciatori si traduce in un minor indotto economico anno dopo anno, penalizzando tutte le attività collegate alla caccia – dalle armerie agli allevatori, dal turismo venatorio alle aziende agricole coinvolte. In altre parole, il blocco della burocrazia non solo frena il ricambio generazionale dei cacciatori, ma crea anche un danno economico tangibile per la Calabria, riducendo entrate e opportunità in zone spesso già disagiate”.

“Pertanto, lo scrivente Movimento Amici della Caccia di Reggio Calabria chiede interventi urgenti per superare questi stalli: è fondamentale nominare per tempo le commissioni ed evitare lungaggini, così da garantire ai cittadini il diritto di sostenere l’esame di abilitazione in tempi certi e ripristinare un normale flusso di nuovi cacciatori. Solo sbloccando la situazione attuale sarà possibile invertire la tendenza e dare respiro sia alla passione venatoria sia alle economie locali che da essa dipendono, assicurando nel contempo il rispetto della legalità e una gestione faunistica adeguata sul territorio calabrese”.