Sicilia, un nuovo inizio per il bosco di San Pietro

Sicilia, un nuovo inizio per il bosco di San Pietro. La lettera del prof. Vincenzo Piccione al prof. Renato Carella

La lettera di incoraggiamento che il prof. Vincenzo Piccione nella sua veste di Presidente del Comitato Promotore dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea, ed anche coordina la Commissione Tecnico Scientifica di AssoCEA Messina APS, ha inoltrato al Vicepresidente prof. Renato Carella del suddetto Comitato, sul furioso incendio al Bosco di San Pietro.

Lettera

Caro Renato,
ho vissuto in silenzio le notizie che mi giungevano dalla Tua e nostra base di Renelle in territorio di Caltagirone, giunte come un messaggio nella bottiglia da un fronte di dolore e scoramento, risuonando con una familiarità che stringe il cuore. La devastazione del Bosco di Santo Pietro, l’ennesima ferita inferta al nostro patrimonio naturale, non è solo un disastro ecologico; è una sconfitta personale per chi, come noi, ha dedicato la vita a studiare, amare e difendere il Capitale Naturale che ci sostiene. Comprendo appieno il senso di impotenza, quel peso che si accumula battaglia dopo battaglia, lasciandoci a interrogarci sul senso del nostro impegno in un’epoca di paradossi, dove la connettività globale non sembra tradursi in una coscienza collettiva.

Riflettere sulla natura umana

Tuttavia, proprio da geobotanico e da custode di questi luoghi, ti scrivo non per condividere la rassegnazione, ma per tentare, insieme, di trasformare il fumo acre della distruzione in un orizzonte di nuovo impegno, più forte e consapevole. Riflettere sulla natura umana di chi appicca gli incendi è un punto cruciale, che merita un’analisi scevra da facili condanne. La letteratura scientifica e criminologica ci insegna a distinguere tra i diversi profili di incendiari. Esiste la piromania, un disturbo del controllo degli impulsi, raro ma devastante, dove l’atto di appiccare il fuoco placa una tensione interiore e genera una perversa gratificazione. Ma la realtà dei nostri territori, e in particolare della Sicilia, ci parla più spesso di un’altra matrice: l’incendio doloso come atto criminale, freddamente pianificato. Nel contesto siciliano, la mano di chi appicca il fuoco è sovente guidata da interessi illeciti: speculazione edilizia, ritorsioni, tentativi di modificare la destinazione d’uso dei suoli, o persino strategie per distogliere le forze dell’ordine da altre attività criminali.

Rapporto Ecomafia 2024

Il Rapporto Ecomafia 2024, presentato da Legambiente, evidenzia come la Sicilia sia ai vertici per i reati ambientali, con un drammatico aumento del 35% nel 2023. La criminalità organizzata, infatti, ha compreso da tempo che il controllo e la devastazione del territorio sono strumenti di potere e di arricchimento. Chi brucia i nostri boschi non è quasi mai un folle isolato, ma spesso l’esecutore di un disegno criminale che prospera sull’incuria e sull’abbandono. Caro Renato consentimi uno sfogo che etichetto come Altruismo Silenzioso e “Wood Wide Web”.

Parlo, con la sensibilità del bio-naturalista, di “organismi viventi inermi” e del loro “dono dell’altruismo”. Non è solo una suggestione poetica, ma una verità scientifica sempre più consolidata. La menzione del regalo quotidiano di ossigeno è solo la punta dell’iceberg dei servizi ecosistemici che questi ambienti ci offrono. Sotto la terra che calpestiamo, si estende una rete straordinariamente complessa, soprannominata “Wood Wide Web”. Attraverso network di funghi micorrizici, le piante di specie diverse sono interconnesse, scambiandosi nutrienti, acqua e persino segnali di allarme. Un albero più anziano e robusto può sostenere le giovani piantine in ombra; una pianta attaccata da parassiti può “avvertire” le vicine, che attivano in risposta le proprie difese. Questa fitta rete di cooperazione e mutuo soccorso è la più bella smentita all’idea di una Natura mossa unicamente da una spietata competizione.

Bruciare un bosco significa ridurre al silenzio questo dialogo millenario

È un sistema di intelligenza collettiva, un vero e proprio superorganismo che gli incendi annientano. Bruciare un bosco significa ridurre al silenzio questo dialogo millenario, uccidendo non solo singoli individui, ma un’intera comunità interconnessa, un modello di resilienza e collaborazione da cui la nostra società avrebbe solo da imparare. Le nostre sugherete, come quelle del Bosco di Santo Pietro, sono un baluardo di biodiversità. La quercia da sughero (Quercus suber) è una specie magnifica, evolutasi per resistere al fuoco, ma gli incendi ripetuti e di elevata intensità ne mettono a dura prova la capacità di rigenerazione, impoverendo il suolo e aprendo la strada al dissesto idrogeologico. Caro Renato dobbiamo guardare oltre la sconfitta e reinventare la Comunicazione e l’Azione Interroghiamoci. Perché, nell’era di internet, non riusciamo a trasmettere messaggi efficaci? Forse perché l’informazione, da sola, non basta. Un dato sulla CO2 o sulla biodiversità smuove le menti, ma raramente i cuori. La comunicazione ambientale, per essere efficace, deve diventare narrazione, deve creare un legame emotivo e un senso di appartenenza.

Non dobbiamo limitarci a denunciare

È qui che il lavoro del “Comitato Promotore dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea” e di centri come il “Ramarro Sicilia” diventa non solo utile, ma strategicamente essenziale. Non dobbiamo limitarci a denunciare; ma creare presidio, cultura, educazione. Le attività di educazione ambientale, i campi di volontariato, la gestione di un angolo di bosco come a Santo Pietro, sono la risposta più potente. La strada da percorrere è un potenziamento di questo approccio, con una strategia che si muova su più livelli:

1. L’Educazione della Prossimità – continuare e intensificare i programmi nelle scuole, non solo con lezioni frontali, ma attraverso esperienze immersive nel territorio. Portare i bambini nel bosco, fargli piantare un albero, fargli “sentire” la vita della macchia. Formare “Futuri Cittadini Responsabili”, come recita uno degli obiettivi della nostra rete, è l’investimento più lungimirante.
2. La Forza della Rete – la “Carta dei Comuni Custodi” è uno strumento formidabile. Bisogna rafforzarla, trasformandola in un soggetto politico coeso che possa dialogare con la Regione da una
posizione di forza, chiedendo non solo risorse per lo spegnimento, ma investimenti massicci nella prevenzione, nella selvicoltura sostenibile e in un sistema di sorveglianza attiva che sottragga il territorio all’abbandono.
3. Il Presidio Attivo – un’area presidiata, vissuta, curata, è un’area meno vulnerabile. I Centri di Educazione Ambientale, gli agriturismi sostenibili, i sentieri manutenuti, sono un deterrente più efficace di mille telecamere. Sono la dimostrazione che quel luogo ha un valore per una comunità.
4. La Comunicazione che Unisce – dobbiamo imparare a raccontare le nostre storie di successo. Ogni volta che un piccolo bosco viene salvato, che una scuola adotta un’area verde, che un sindaco aderisce alla Carta, quella diventa una notizia da celebrare e diffondere. Questo crea un’epica positiva che si contrappone alla narrazione della sconfitta.

Caro Renato, lo scoramento è un sentimento umano e legittimo. Ma la resilienza, come ci insegnano le nostre querce da sughero, è la capacità non solo di resistere, ma di rigenerarsi dopo la ferita, a volte più forti di prima. Il nostro ruolo di accademici, anche in pensione, è quello di essere come la corteccia protettiva della sughera: uno scudo di conoscenza, esperienza e memoria storica per le generazioni più giovani. Non arrendiamoci. Trasformiamo questo ennesimo dolore in un’azione più incisiva e strategica. Continuiamo a tessere, con pazienza e determinazione, la nostra rete di impegno e di bellezza. Il Bosco di Santo Pietro, e con esso l’intera Sicilia, ce ne saranno grati”.

Dott. Vincenzo Piccione