Addizionali Irpef, Reggio Calabria tra le città più care d’Italia. Messina tra le più economiche | DATI

Secondo uno studio Uil, i genovesi con redditi medi e alti pagano tra le addizionali comunali e regionali Irpef più elevate d’Italia, con pesanti differenze territoriali che aggravano le disuguaglianze

Genova è la quarta Città metropolitana con le addizionali comunali e regionali all’Irpef più care d’Italia per i redditi pari a 40mila euro con 1.138 euro all’anno versati da ogni contribuente, dietro a Roma con 1.452, Napoli con 1.428 e Torino con 1.206, davanti a Bologna con 1.122, Reggio Calabria con 1.012, Milano con 916, Bari con 901, Palermo con 897, Firenze con 877, Venezia, Catania e Messina con 812 e Cagliari con 778.

Lo rileva uno studio sulle addizionali regionali e comunali all’imposta sul reddito delle persone fisiche a cura del Servizio Politiche della Uil riferito all’anno fiscale più recente disponibile. Dalla ricerca emerge che Genova è la settima città italiana con le addizionali comunali e regionali all’Irpef più care d’Italia per i redditi pari a 20mila euro con 446 euro all’anno versati da ogni contribuente, dietro a Napoli con 607, Roma con 606, Torino con 509, Reggio Calabria con 506, Bologna con 456 e Palermo con 449, davanti a Bari con 431, Venezia, Catania e Messina con 406, Cagliari con 381, Firenze con con e Milano con 263. Da segnalare che i cittadini con un reddito pari a 20mila euro che risiedono a Mantova, Milano, Bolzano, Trento, Firenze ed Enna hanno un’addizionale comunale pari a zero e pagano dunque solo quella regionale. Se il reddito sale a 40mila euro hanno questo trattamento solo i cittadini di Trento e Bolzano. In Liguria l’addizionale regionale per i redditi pari a 20mila euro ammonta a 246 euro all’anno, mentre per i redditi pari a 40mila euro a 726 euro all’anno.

“Nel nostro studio abbiamo evidenziato importanti disomogeneità territoriali che, in un quadro di fiscalità nazionale non marcatamente progressivo, rischiano di amplificare le disuguaglianze sociali ed economiche, tra persone, territori e generazioni – commenta il segretario confederale della Uil Santo Biondo -. Troppo spesso le imposte sono utilizzate per compensare i tagli lineari dei governi alla spesa corrente verso i territori, senza un corrispondente miglioramento nei servizi pubblici. Il risultato è che i cittadini, in particolare quelli a reddito medio-basso, pagano di più per ricevere meno”.