Scene da ordinaria emergenza che si ripetono, puntuali e sempre più gravi, ogni qualvolta la Sicilia deve confrontarsi con le proprie difficoltà infrastrutturali. Ieri mattina, la città di Messina si è trovata letteralmente bloccata da un serpentone di auto e mezzi pesanti che, incolonnati lungo il viale della Libertà, hanno trasformato la giornata in un vero incubo per automobilisti e residenti.
La coda, sotto un sole implacabile, si estendeva quasi fino alla prefettura. L’obiettivo era uno solo: raggiungere l’imbarcadero delle navi traghetto a Rada San Francesco. Ma l’attesa, resa più esasperante dai rallentamenti al porto di Tremestieri, ha dimostrato ancora una volta quanto sia fragile e inadeguato l’attuale sistema di collegamento tra Sicilia e continente.
Non sono bastate le pattuglie della polizia municipale a presidiare gli incroci strategici, come quelli con i viali Giostra e Boccetta. Il traffico ha letteralmente inghiottito interi quartieri, alimentato anche dall’afflusso costante di veicoli provenienti dalla Tangenziale, sia dal versante catanese che da quello palermitano.
In uno scenario del genere, il tema del Ponte sullo Stretto non è più soltanto una questione politica o ideologica, ma una concreta esigenza logistica. L’assenza di un’infrastruttura stabile costringe ogni anno migliaia di cittadini, turisti e operatori economici a vivere disagi insostenibili, con costi ambientali, economici e sociali enormi.
