Domenica e lunedì riaprono i seggi elettorali per un controverso referendum abrogativo promosso dalla CGIL e dall’estrema sinistra, poi sostenuto dalle principali forze di opposizione al governo Meloni. Gli ideatori del referendum vogliono abrogare 5 norme dello Stato per dare, secondo loro, “maggiori diritti ai lavoratori e agli immigrati“: l’obiettivo è quello di cancellare il Jobs Act e dimezzare il tempo minimo per la richiesta della cittadinanza italiana da 10 a 5 anni.
L’elemento politico principale di questo referendum è che la sinistra chiama a raccolta il popolo per chiedere di cancellare una norma fatta dalla… sinistra! E’ stato proprio il Partito Democratico, infatti, a volere, ideare e votare il Jobs Act che nel 2016 ha consentito di modernizzare il mondo del lavoro superando la legge Fornero. Qualora passasse il Referendum, si tornerebbe alla legge Fornero con molte meno tutele per i lavoratori e per il mondo del lavoro. In ogni caso, è imbarazzante (per loro) vedere tanti esponenti del Pd che hanno votato la legge del Jobs Act pochi anni fa, oggi impegnarsi per cancellarla tramite referendum abrogativo. Poveretti.
Lo stesso Pd e la stessa sinistra che oggi propongono di cancellare queste norme, fino a due anni fa hanno governato l’Italia ininterrottamente per 11 anni: perchè non le hanno cancellate quando erano al Governo? In questa domanda c’è un’altra risposta sulle vere ragioni di questa consultazione elettorale, limitata a rappresentare un gioco di potere interno alla sinistra.
Ma il dettaglio più assurdo di questi ultimi giorni di campagna elettorale arriva proprio dall’ipocrisia assoluta della sinistra che oggi predica l’importanza di recarsi al voto come una sorta di obbligo civico: la nuova patente di “bravi cittadini” viene assegnata non più soltanto a coloro che chiudono il rubinetto mentre lavano i denti, praticano la raccolta differenziata, utilizzano l’auto elettrica e i pannelli fotovoltaici, ma adesso anche a chi va a votare al referendum abrogativo. Gli altri, quelli che si astengono, sono brutti e cattivi, incivili, ignoranti, trogloditi, reietti.
E invece la realtà è che l’astensione è uno strumento sempre legittimo, anche in caso di elezioni politiche, amministrative o di qualsiasi natura. Non è uno strumento utile a misurare la qualità della cittadinanza; semmai è una spia di quanto la classe politica sia o meno vicina ai cittadini. In ogni caso, per quanto riguarda i referendum abrogativi si tratta di uno strumento politico, scelto dai padri fondatori della nostra Repubblica e previsto dall’articolo 75 della Costituzione. In caso di mancato raggiungimento del quorum (50% degli aventi diritto al voto), la norma resta in vigore. Quindi nel caso dei referendum abrogativi, l’astensione non è soltanto legittima ma anche consapevole scelta politica, scelta civica quindi. Equivale ad andare a votare! Negli altri casi, chi si astiene delega le proprie scelte agli altri concittadini. Nel caso del referendum abrogativo, invece, astenersi significa contribuire a prendere una decisione esprimendo il proprio parere.
Tant’è che tutti i partiti, quando non vogliono abrogare una norma, invitano all’astensione.
Lo hanno sempre fatto in tempi non sospetti alcuni tra i più grandi statisti della Storia d’Italia. Oggi lo fa ovviamente il Centrodestra, ma tre anni fa lo faceva il Centrosinistra che non voleva passasse il Referendum sulla Giustizia e invitò gli italiani ad andare al mare. C’erano gli articoli di Repubblica che invitavano proprio a non recarsi alle urne per non consentire il raggiungimento del quorum:

Anche stavolta i sondaggisti prevedono un’affluenza del 30%. In base a questi dati, alla storia recente dei Referendum abrogativi in Italia e alle attuali sensibilità del Paese, non abbiamo alcun dubbio che questo referendum fallirà clamorosamente e sarà l’ennesima batosta democratica per una sinistra che da quando è all’opposizione ha totalmente perso la bussola, come dimostra il continuo e costante incremento dei consensi del governo Meloni che a settembre 2022 è stato eletto con il 43,8% dei voti, alle elezioni europee dello scorso anno aveva raggiunto il 47,3% dei consensi e oggi è oltre il 48-49% in tutti i sondaggi. Un caso più unico che raro nella storia, di un Governo in carica che con il passare degli anni vede il proprio apprezzamento incrementare anziché diminuire.
