Ponte sullo Stretto, i No Ponte parlano di “area protetta”: ma a Ganzirri negli anni ‘60…

"Il borgo messinese oggi indicato come “area protetta” affrontava decenni fa gravi emergenze sanitarie, con cozze contaminate, tifo endemico e scarichi fognari nei laghi"

“I NO PONTE DICONO CHE GANZIRRI È AREA PROTETTA MA… Negli anni ‘60, il borgo di Ganzirri, a Messina, era noto per la sua tradizione di molluschicoltura, in particolare per l’allevamento di cozze nei laghi di Ganzirri e Faro, noti come Pantano Grande e Pantano Piccolo. Tuttavia, in quel periodo, il borgo affrontava problemi sanitari significativi, tra cui l’endemicità del tifo, una malattia infettiva causata dal batterio Salmonella typhi, trasmessa principalmente attraverso acqua o cibo contaminati”. E’ questo il post pubblicato sulla pagina Facebook, Strait of Messina Bridge, dall’ingegnere Palamara.

“La causa principale di questa situazione era legata alle condizioni ambientali e alle pratiche abitative del tempo. Molte villette costruite a Ganzirri, spesso in modo abusivo, non disponevano di adeguati sistemi fognari. Gli scarichi domestici venivano riversati direttamente nei laghi, causando un grave inquinamento delle acque. I laghi, collegati al mare tramite canali, erano già un ambiente delicato, e l’immissione di acque reflue non trattate aumentava la presenza di batteri patogeni, come quelli responsabili del tifo”.

“I “cozzari”, ovvero i molluschicoltori locali, erano abituati a consumare le cozze crude, una pratica tradizionale che valorizzava la freschezza del prodotto ma che, in un contesto di acque inquinate, diventava estremamente rischiosa. Le cozze, essendo molluschi filtratori, accumulano batteri e tossine presenti nell’acqua, inclusi i patogeni del tifo. Questa abitudine di consumare cozze crude si era diffusa anche tra la popolazione locale, probabilmente per la fiducia nella qualità del prodotto e per la tradizione culinaria del borgo marinaro. Tuttavia, ciò contribuiva alla trasmissione del tifo, rendendolo endemico nella zona”.

“Negli anni ‘60 e ‘70, la molluschicoltura era una delle principali attività economiche di Ganzirri, sostenendo molte famiglie. Tuttavia, l’inquinamento dei laghi, aggravato dagli scarichi fognari, compromise sia la salute pubblica sia la sostenibilità dell’attività. Negli anni successivi, sono stati introdotti controlli più rigorosi, come il monitoraggio della qualità delle acque e dei molluschi, e ordinanze temporanee di divieto di raccolta quando venivano rilevati livelli elevati di contaminanti, come i coliformi fecali. Inoltre, le tecniche di stabulazione (spurgatura) delle cozze nel Lago Piccolo, più ossigenato, sono state implementate per ridurre i rischi sanitari. In sintesi, l’endemicità del tifo a Ganzirri negli anni ‘60 era il risultato di una combinazione di fattori: l’inquinamento dei laghi dovuto agli scarichi fognari delle villette abusive, il consumo di cozze crude da parte dei cozzari e la diffusione di questa abitudine tra la popolazione. Questi problemi hanno evidenziato l’importanza di migliorare le infrastrutture fognarie e di regolamentare la molluschicoltura per tutelare la salute pubblica”.