Le vie del calciomercato sono infinite. Fino a qualche giorno fa il Milan si trovava in ritardo sul fronte allenatore, aveva incassato il no da Italiano che aveva preferito restare al Bologna e si trovava, dopo una stagione fallimentare, senza un reale piano B. La permanenza di Conte al Napoli e le incertezze di Simone Inzaghi, poi trasformatesi in addio all’Inter, hanno aperto uno spiraglio in cui i rossoneri, questa volta, non hanno perso tempo a infilarsi: messo sotto contratto Allegri, soffiato ai nerazzurri, affiancato a Tare nel ruolo di nuovo direttore sportivo.
Una coppia solida, navigata ed esperta che è tanto mancata negli ultimi anni. A due dei grossi problemi dell’anno scorso è stato posto un correttivo. La strada imboccata sembra quella giusta, al di là delle valutazioni finali che solo il campo potrà mettere nero su bianco.
Calciomercato Milan: via chi non crede nel progetto, dentro esperienza e qualche italiano in più
Il prossimo step da non sbagliare, anche questo della serie “errori del passato”, riguarda il calciomercato. Il Milan ha salutato Reijnders per 55 milioni cash (circa 70 bonus compresi), uno dei pezzi pregiati della rosa e studia le situazioni Theo Hernandez (gelo sul rinnovo ormai da tempo e destinato all’addio) e Maignan (in dubbio fra Chelsea e rinnovo, stimato da Allegri). Perdere i due francesi a 1 anno dalla scadenza, comporta un incasso sicuramente minore rispetto al loro reale valore, complice anche una stagione sottotono da parte di entrambi.
Però il Milan potrebbe mettere insieme un gruzzoletto di circa 100 milioni, al quale aggiungere le cessioni di tanti giocatori fuori progetto o in prestito (la Juventus ha già riscattato Kalulu, ndr) da poter investire sul mercato per migliorare la rosa. Il diktat sembra orientato verso calciatori di esperienza e qualche italiano in più. Modric è pronto alla firma: 40 anni sì, ma anche il record di Champions League vinte, tanta esperienza e mentalità vincente in una squadra spesso ondivaga. Il croato ha giocato 57 partite la scorsa stagione fra le varie competizioni, segnando 4 gol e sfornando 9 assist. Chiaramente dovrà essere gestito bene ma per giocare una sola partita a settimana, molte delle quali contro squadre del calibro di Pisa, Sassuolo, Cremonese, Cagliari, Genoa Lecce, Parma e compagnia cantante, va più che bene.
Altro aspetto importante è la ricostruzione di una colonia italiana. Si parla di Ricci o Rovella a centrocampo, Udogie e Leoni in difesa, Chiesa e Lucca in attacco.
Al di là dei nomi, è essenziale che il Milan torni a parlare italiano e con giocatori che sappiano cosa vuol dire, in Italia, indossare la maglia rossonera: nella scorsa stagione, a parte Gabbia e quelle poche gare giocate da Calabria prima dell’addio, il Milan ha schierato quasi esclusivamente un 11 titolare composto da stranieri e con un allenatore straniero. Robe che ricordavano più l’Inter degli anni passati che la tradizione rossonera.
Il Milan può essere l’anti-Napoli?
Difficile dire oggi, agli albori della nuova pre-season, se il Milan possa già essere considerato l’anti-Napoli. I mercati estivi delle varie squadre, compreso quello dei rossoneri, sistemeranno maggiormente il quadro generale. Ad oggi comunque, a parte il Napoli che ha mantenuto Conte, una garanzia in termini di vittorie, e gli ha promesso un organico per gestire le due competizioni, il Milan è sicuramente la squadra che si è mossa con maggiore scaltrezza rispetto alle altre.
La rosa, al netto di qualche perdita importante, resta di valore e dovrà essere rinforzata a dovere. L’assenza delle coppe, compreso il Mondiale per Club, dà un vantaggio importante ai rossoneri sotto il profilo della freschezza. Allegri è, inoltre, un maestro della difesa, vero punto debole dei rossoneri della gestione Pioli-Fonseca-Conceicao. Qualche dubbio in più sulla fase offensiva del mister toscano.
Intorno, invece, una situazione piuttosto caotica. L’Inter ha perso Simone Inzaghi, intorno al quale girava tutto il sistema nerazzurro. Dal no di Allegri a quello di Fabregas, sembra possa arrivare Chivu: poca esperienza, 13 partite in Serie A e un’eredità pesante da raccogliere. Il rischio implosione è reale.
Non se la passa meglio la Juventus che, dopo il no di Conte e in piena rivoluzione societaria (addio a Giuntoli e Calvo), sembra voler proseguire con Tudor che era stato, praticamente, messo alla porta solo qualche giorno prima.
L’Atalanta non sa ancora chi sarà il suo prossimo allenatore e, dopo 9 anni di Gasperini, il giocattolo potrebbe rompersi. Gasperini stesso, alla Roma, avrà bisogno di tempo. Più pronto Sarri alla Lazio che ha già dimostrato di poter fare bene, anche lui senza coppe, ma con un organico inferiore e difficilmente in lotta per lo Scudetto.
Sarà un’estate lunga e ricca di colpi di scena. Conte gongola sicuramente pensando a uno Scudetto bis, mai accaduto nella storia del Napoli: ma attenzione ad Allegri e al suo Milan, pronto a mettere il “musetto avanti” a tante avversarie.
