Parata di stelle in questi giorni in Sicilia per il Taormina Film Fest. Nella serata di ieri, grande protagonista è stato Martin Scorsese, che ha ricevuto il Taormina Lifetime Achievement Award. Di origini siciliane (il nonno e la famiglia della madre erano nati in piccoli paesi del Comune di Palermo), il produttore ha tenuto un discorso toccante e commovente.
“In America, fatta eccezione per i nativi, siamo tutti figli dell’immigrazione. È un Paese giovane, con appena 250 anni di storia. Prima o poi, chi discende da immigrati avverte il richiamo delle proprie radici, un impulso a riscoprire le origini. Per me, quel richiamo è arrivato nel 1948. Avevo sei anni. In casa avevamo una televisione, e una sera trasmisero Paisà di Roberto Rossellini. È un ricordo vivido: tutta la famiglia era riunita, c’erano anche i miei nonni. E il film, incredibilmente, si apriva proprio con lo sbarco degli alleati in Sicilia”.
“Mi colpì il fatto che il dialetto parlato nel film era lo stesso dei miei nonni, delle mie origini. Da bambino ero spesso malato, passavo molto tempo davanti allo schermo, guardando film. Quella sera, le persone intorno a me parlavano con i personaggi del film: una cosa che trovai buffa, ma significativa. In quel momento capii che quella storia sullo schermo era vera, autentica, e che la mia famiglia si riconosceva in essa. Fu il mio primo incontro con il Neorealismo. E lì è nata la mia vocazione per il cinema. Quel film ha parlato a me, come ai miei cari, in modo diretto e profondo”.
“È stato il legame con la Sicilia a spingermi verso il cinema, e poi è stato il cinema a riportarmi in Sicilia. Trovarmi oggi in questo teatro mi dà l’impressione che potremmo essere qui anche cent’anni fa, e sarebbe tutto identico. In Sicilia è nato anche il mio amore per l’archeologia. Di recente ho seguito un’archeologa durante i sopralluoghi per un documentario, ed è stata la scintilla per una nuova passione. Come diceva Frank Capra, si cerca di guarire da un film girandone un altro. E così, ogni storia ne chiama un’altra”.
