La situazione è grave. Anzi, Gravina. Perchè dal palco del Festival della Serie A in scena a Parma abbiamo scoperto che la Norvegia è più forte dell’Italia. E lo ha detto il presidente federale. Non della Norvegia, ma dell‘Italia. “Nell’ambito delle valutazioni tecniche dobbiamo riconoscere la superiorità della Norvegia, una delle più forti in assoluto degli ultimi anni a livello di qualità, fisico e atletico. In questo momento è più forte di noi. Si può anche perdere ma bisogna capire come. Un approccio diverso, con il fuoco dentro a cui fa riferimento Buffon, doveva portare a un epilogo diverso. E questo modo non lo accetto. Lo spiego con elementi oggettivi come un campionato, il nostro, che ha consegnato ragazzi stremati e arrivati due giorni prima della partenza: ci siamo trovati a preparare la gara contro una corazzata in un modo che non meritava una gara così importante“.
Gravina non solo parla di una Norvegia superiore all’Italia (e no, non in campo, ma a livello generale), la descrive addirittura come una “corazzata”, termine che useremmo per parlare di una squadra favoritissima per il prossimo mondiale, a livello di Spagna, Francia, Germania o Brasile per intenderci.
Il gruppo è unito e Gravina… non molla
“Ho parlato con i ragazzi e Spalletti, non c’è spaccatura. – afferma Gravina – Non la viviamo con distacco, c’è grande sofferenza e affrontiamo il tema con onestà intellettuale. Ho sentito commenti così negativi di persone che già celebravano il nostro funerale. È stata la prima di 8 partite. Non piangiamoci addosso o non prendiamo le occasioni per creare movimenti di critiche, non è degno del nostro calcio e di un paese civile. A una Italia senza Mondiale non posso assolutamente pensare. Credo in questo progetto“.
Il presidente federale conferma la sua centralità nel progetto: “il futuro? Dobbiamo valorizzare i giovani. Non possiamo avere tre aree che non dialogano tra loro: area tecnica, club Italia e settore giovanile. Abbiamo 50 centri federali, io li rivedrei. Ci vuole più tecnica, più trasmissione di certi valori, più educazione, un seme nella sensibilità dei ragazzi per far sì che tirino fuori il meglio di sé. Ne sono convintissimo io e la maggioranza che mi ha dato fiducia: non penso a mollare in un momento così delicato. Genererei un ulteriore danno, dobbiamo portare avanti una progettualità“.
“Yamal era un giocatore normale”
“Ci sono talenti: Inacio, Esposito. Per trasformarsi in campioni devono avere l’opportunità e questa gli va offerta con coraggio. Lamine Yamal due anni fa era un giocatore normale, semplicemente ci hanno creduto“. Per Gravina, Yamal era un calciatore normale 2 anni fa. Un calciatore normale che ha esordito a 15 anni nel Barcellona (più giovane della storia), a 16 anni ha esordito in Champions League (più giovane della storia) e nella Spagna (più giovane della storia). È divenuto il più giovane marcatore di sempre in Champions League e all’Europeo in cui ha trascinato la Spagna al successo. Ha vinto la Liga da stella assoluta del Barcellona ed è in lizza per il Pallone d’Oro a 17 anni. Un giocatore normale.
Dopo quella che ha tutta l’aria di essere una figuraccia, Gravina però incalza: “non ci possiamo più permettere brutte figure. Dobbiamo lavorare sul concetto di filiera e riconoscere alla A il ruolo di riferimento. La Serie A ha preso maggiore coscienza e fa più sistema, cosa che è mancata per troppo tempo, con divisioni tra Lega e FIGC dovuta a certi personalismi, oggi non c’è più. Ci mancava“.
Poi la risposta a Lotito: “Lotito dice che deve essere il presidente a pagare? Non posso rispondere, più volte tende a portare discorsi a un livello basso e lì è imbattibile, parla con il rancore che ha sempre contraddistinto la sua opinione nei miei confronti. Rancore è rancidezza, e non mi appartiene. Attacchi inutili non fanno bene, sono solo voglia di aspettare momenti così per procedere ad attacchi già studiati“.
Gravina assolve Spalletti: “è straordinario”
Su Spalletti, che ha ammesso la volontà di parlare con lo stesso Gravina per chiarire il proprio futuro dopo il match di lunedì contro la Moldova, Gravina spende parole al miele: “mi dispiacciono gli attacchi immeritati a Spalletti, persona straordinaria, anima nobile, tra i migliori incontrati. Attacchi immeritati, lo dico con la morte nel cuore. Al calcio serve e fa bene, è un signore. Ho parlato con lui a lungo in queste ore: l’ho trovato sempre combattivo ma ferito, interpreta il ruolo come servizio all’Italia. Forse non siamo stati bravi a far capire l’orgoglio azzurro. L’Italia del 1982 aveva dentro una rabbia e una voglia di dimostrare di essere italiani. Per un incidente, che sta forse durando tanto, non dobbiamo trovare solo il responsabile: è un metodo sbagliato nella vita“.
Spalletti sarà pure una persona straordinaria, non lo mettiamo in dubbio, ma dopo la debacle all’Europeo e l’eliminazione dalla Nations League, sarebbe già dovuto essere lontano dalla panchina azzurra per sua volontà o per quella della federazione. Il futuro del CT resta comunque poco chiaro, i dubbi vengono soprattutto da lui. Dipendesse da Gravina, ci sarebbe piena fiducia.
“Luciano non mollerà? Non posso dirlo, dobbiamo trovare la miglior soluzione per rilanciarci da domani sera poi faremo delle riflessioni per arrivare al meglio nelle altre partite, giocarle con il coltello tra i denti. Non c’è un appuntamento martedì, c’è un contatto continuo, parleremo anche oggi. Lui è molto attento e responsabile, vediamo che verrà fuori. Ranieri? Gli mando un grande abbraccio, non è il momento dei nomi ma di guardare in faccia la realtà e rispettare il nostro attuale CT“.
