Non che ci fosse bisogno della sua conferma, ma se a farla è il sindaco, ed è anche pubblica, allora pure i pochi illusi rimasti potranno aprire gli occhi. La situazione dell’ACR Messina è ormai senza via d’uscita. Che il fallimento fosse un’ipotesi seria ma non grave lo scrivevamo un anno fa su StrettoWeb. Oggi è diventato tutto serio e grave, ma soprattutto non è più ipotesi ma praticamente realtà. Il 10 giugno il Tribunale potrebbe sancire la fine del club, per l’ennesima volta, aprendo a scenari che sono già funesti così, con una retrocessione sul campo in Serie D e una penalizzazione di 14 punti da scontare in un eventuale prossimo campionato, che non ci sarà.
Come già scritto, l’unica soluzione per salvare la D è il titolo sportivo di qualche altra squadra della provincia. Ed è chiaro che la città di Messina si stia preparando a questo. Una D sul campo con questo titolo sportivo, e cioè con un imprenditore pronto a sobbarcarsi debiti, penalizzazioni e problemi, è impossibile. Ad ammetterlo è anche il sindaco, a Rtp, a margine di un evento: “il tema non è più il mantenimento della serie, ma il soggetto interessato. La settimana scorsa ho parlato al telefono con Gravina e il problema, ripeto, non è la categoria, ma il progetto che deve rinnovarsi in termini di visione. Stiamo attenzionando il tema in modo controllato, ci sono imprenditori che si sono fatti avanti ma bisogna capire se l’interesse è concreto, perché Messina è piazza di facili innamoramenti”.
“Abbiamo una spada di Damocle con l’udienza del 10. Dopodiché, qualsiasi imprenditore può avere voglia di un progetto sano. Fino a questa mattina ho avuto interlocuzioni, ognuno ha aspirazioni, ma di concreto non c’è nulla”. Dunque, Basile conferma che gli interessamenti ci sono, ma non sono null’altro che confronti e contatti. Di concreto, nulla. E’ chiaro che si voglia aspettare il 10 per sapere quale sarà il destino e il futuro. Tuttavia, il sindaco precisa che il problema – oggi – non è la categoria, sia essa Serie D, Eccellenza o Terza Categoria. Guarda già avanti, il primo cittadino, nel senso che si prepara – e prepara la piazza – all’ipotesi che dopo il fallimento la ripartenza possa essere anche lunga e dolorosa.
