Ponte sullo Stretto, le farneticazioni di Falcomatà: “solo annunci”. Ma dimentica la tragicommedia del Ponte sul Calopinace

Il sindaco Falcomatà sul Ponte dello Stretto in un evento a Villa San Giovanni: “solo annunci, nessun coinvolgimento dei territori"

Le conclusioni di Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, al convegno dei “No Ponte” a Villa San Giovanni, organizzato da Greenpeace, Legambiente, Lipu, WWF Italia e dal Movimento No Ponte, sono alquanto farneticanti. Insomma, il primo cittadino reggino critica il governo di “fare solo annunci sul Ponte” ma non parla e non spiega la tragicommedia del Ponte sul Calopinace: anni di comunicati e di prese in giro per un ponticello di 30 metri, largo 12, con un lavoro che sarebbe dovuto durare 120 giorni. Non è che Falcomatà è anche contro il Ponte sul Calopinace?

“Progetto del Ponte fa acqua da tutte le parti”

Ma veniamo alle dichiarazioni del sindaco metropolitano: “abbiamo assistito solo ad annunci che si sono scontrati con la realtà di un progetto che, a proposito di mare, fa acqua da tutte le parti. Non è una posizione ideologica, ma la conseguenza logica di un anno intero di incongruenze, di promesse mancate, di date annunciate e poi smentite dai fatti”.

“No al ponte con i fondi della coesione”

“Non vogliamo che le ipotesi di finanziamento del Ponte vadano a decurtare, a tagliare le aspettative dei territori. I fondi di coesione dovrebbero essere risorse aggiuntive, non sostitutive, e oggi rischiano addirittura di essere sottratte allo sviluppo del Sud”, evidenzia Falcomatà.

“I conti non tornano”

“Prendiamo in prestito il sottotitolo di questo incontro: i conti non tornano. È così a livello economico, tecnico, progettuale e soprattutto politico. Ogni rilievo che abbiamo avanzato è stato confermato dagli stessi ministeri. Eppure, il progetto va avanti ignorando tutto questo”, puntualizza Falcomatà.

Il riconoscimento a Ciucci

“Ciucci è un esecutore. Il problema vero è l’indirizzo politico. A lui va riconosciuto almeno il tentativo di dialogo, ma il nodo è a monte. Le nostre richieste istituzionali sono state ignorate e per questo ci siamo visti costretti a ricorrere contro le procedure. E il nostro ricorso ci ha dato ragione”, sottolinea Falcomatà.

“Tutelare le nostre prerogative”

Il protagonismo che auspichiamo per le comunità che rappresentiamo – ha spiegato – è necessario per capire bene il progetto di un’infrastruttura che vuole cambiare la mobilità urbana, la fisionomia paesaggistica e strutturale delle due sponde dello Stretto. Perché siamo costretti a tutelare le nostre prerogative dopo le stringenti prescrizioni che, in sede di procedure VIA e VAS, il Ministero dell’Ambiente ha restituito al progetto”.

“Alta velocità, SS106, Alta Capacità”

“Con cadenza quasi decennale, si torna alla carica con la grande e farraginosa macchina organizzativa del Ponte, attraverso cui, gli annunci si sprecano per profondere quell’ inutile sforzo di farci credere che, con la sua realizzazione, la questione dei trasporti al Sud è risolta. Niente di più falso! Mentre non si hanno notizie dell’Alta Velocità, dell’Alta Capacità, e dei lavori della Statale 106 per la provincia di Reggio Calabria, queste si, infrastrutture irrinunciabili per rendere competitivi e connessi i nostri territori, il progetto del Ponte si scontra con limiti ambientali, tecnici, logistici e strategici per l’economia del trasporto marittimo dell’intera area dello Stretto”, afferma Falcomatà.

“Pronti alla mobilitazione”

“Per questo in tutte le sedi e con tutti gli strumenti giuridici a nostra disposizione, legittimamente, abbiamo fatto delle osservazioni al Governo, per trovare soluzioni e approcci condivisi, a dimostrazione del fatto che non subiamo retaggi ideologici ma agiamo nell’esclusivo interesse delle comunità che rappresentiamo; ma se questo non dovesse avvenire, non avremo alternative se non quella della mobilitazione, insieme alla rete delle associazioni, dei movimenti civici e di quei partiti che pensano che a questa deriva si deve rispondere con coraggio e resistenza”, conclude Falcomatà.