Oshadogan: “io in finale di Champions, ma nel muro di casa insieme alla famiglia ho solo foto di Reggina. Ho pianto per il Pisa in A”

L'intervista di StrettoWeb all'ex difensore della Reggina Joseph Dayo Oshadogan, che da pisano ha anche festeggiato la promozione in Serie A del Pisa

“Ci diamo del tu?”. “Va bene, anche se ho qualche anno in meno di te. Considera che quando tu giocavi a Reggio io avevo 6 anni”. “Ah, fantastico, mi sento meno vecchio”. Comincia così, con una battuta distensiva, la lunga chiacchierata tra StrettoWeb e Joseph Dayo Oshadogan. E’ felice, l’ex Reggina. Da pisano, da tifoso del Pisa, è euforico per il ritorno dei toscani in Serie A dopo 34 anni, grazie a mister Pippo Inzaghi, che due anni fa guidava la Reggina di cui lui ha fatto parte da calciatore, 25 anni fa. “Sono nato a Genova ma dopo pochi giorni mi sono trasferito a Pisa. Sono pisano a tutti gli effetti e ho pianto come tutti. Perché abbiamo pianto tutti. Quelli della mia generazione eravamo ai telefoni, aspettavamo da un quarto d’ora”. Poi è arrivato il verdetto e “siamo andati fino a sera a festeggiare. Domenica ero fuori, non a Pisa, e purtroppo l’ho potuta vivere solo da lontano, ma ci sarà modo di fare la festa promozione”.

L’ultima volta del Pisa in Serie A tu eri un ragazzino.

“Avevo 15 anni e, pensa, giocavo a pallone in una piazza in cui si sentiva la Curva. Dai 13-14 anni ho avuto poi la fortuna di fare anche il raccattapalle”.

Tra i protagonisti principali c’è Pippo Inzaghi, che tu hai anche affrontato da calciatore. Passionale, così come era in campo, ormai è una garanzia in B.

“Non ha avuto paura di rimboccarsi le maniche. Ha fatto un percorso dal basso, senza paura, e per questo darei tanti meriti. Ha dimostrato che il suo nome da allenatore non era legato a quello da calciatore e non ha avuto paura di andare in categorie che ha conosciuto ben poco in carriera. Con il Pisa è stato tra i grandi protagonisti, anche se è stato un lavoro d’equipe col Presidente, col Ds Vaira, un lavoro fatto bene tutto l’anno. I ragazzi hanno dimostrato coesione e si sono ripresi dopo le battute d’arresto. E’ stato un anno direi quasi perfetto. Dico quasi perché si è arrivati secondi e c’è una squadra che ha fatto ancora meglio”.

E alla vigilia il Pisa non era neanche considerato tra le prime due..

“Ai nastri di partenza c’erano squadre più forti, ma i dirigenti sono stati bravissimi e diligenti sul mercato, anche con Lind ad esempio, che sembrava un grosso punto interrogativo. E’ una promozione meritata. E poi sono passate le due squadre che hanno affrontato la Serie B in modo giusto. Anche il Sassuolo ha fatto una grande impresa, quando scendi non è facile risalire, mentre il Pisa ha gettato il cuore oltre l’ostacolo”.

A proposito di Inzaghi, a Reggio lo conosciamo, visto ciò che ha lasciato e il trasporto che ha saputo dare a una piazza altrettanto passionale. Anche lì con una squadra che alla vigilia non era tra le favorite, ma che ha saputo far amalgamare esperti come Menez e Hernani a giovani come Fabbian. Hai seguito il percorso di due anni fa?

“Ho seguito due anni fa, certo. Hai citato Fabbian che oggi è Fabbian ma allora era un giovane di belle speranze. Il mister è stato bravo a farlo rendere come prometteva. Squadra che abbiamo tifato anche quella, due anni fa, perché comunque per me la Reggina è la Reggina. E’ stato un anno che poteva avere un epilogo diverso, ma purtroppo a volte nel calcio accadono cose imponderabili. La stagione è andata com’è andata, ma il lavoro del mister è stato sotto gli occhi di tutti”.

E la Reggina di oggi invece? La stai seguendo? Mentre a Pisa festeggiavate domenica, a Reggio si prendeva consapevolezza della mancata promozione.

“Poteva essere la domenica perfetta. Però c’è da dire – e parlo da sportivo – che quando perdi un campionato per un punto bisogna dare merito ai ragazzi, che fino alla fine sono rimasti aggrappati alla speranza di cogliere un obiettivo. Il Siracusa ha dimostrato coi fatti di valere qualche punto in più. Non per questo la stagione è stata brutta. Ho visto che è tornato entusiasmo, al di là di periodi di contestazione, ma la squadra è rimasta isolata da tutto. Ora ci sono i playoff, ci sono cose da valutare, ma la stagione non è stata brutta”.

Vedo che sei molto informato sulla Reggina e allora ti chiedo anche un giudizio extra campo: pensi che l’attuale proprietà amaranto sia in grado di riportare la squadra nei grandi palcoscenici? 

“Ovviamente fare calcio a Reggio, in una piazza dove comunque il peso della storia c’è, non è facile. Le aspettative sono diverse, le pressioni pure, gli avversari ti affrontano in modo diverso. Perché, senza nulla togliere ad altre squadre, la storia sta lì. Io sono dell’idea che chi non fa non sbaglia mai, mentre chi fa è sempre un po’ sotto occhio. Io mi metterei nella posizione di dirti: hanno fatto un gran lavoro per questa stagione, ovviamente avranno valutato e visto dove possono migliorare o lo faranno da qui a breve. Detto questo, Reggio ha un bacino d’utenza che può accogliere imprenditori che vogliono aiutare. Io non toglierei nulla alla proprietà che ha fatto questo campionato, ma direi che non debba rimanere da sola. Chiunque ci sia che voglia contribuire a riportarla dove merita, come aiuto o intervento definitivo, la guarderei in maniera positiva, perché è un bene di tutti. Sono speranzoso e fiducioso che arrivi presto una nuova corrente positiva, però le cose positive si fanno d’insieme”.

Dal presente non posso che tornare indietro al passato, dal momento che lo abbiamo già citato e dal momento che so che vorresti parlarne. Prima hai detto: “per me la Reggina è la Reggina…”

“Considera una cosa: da ragazzo sognavo di giocare nel Pisa. Ho iniziato ad allenarmi che c’erano Chamot, Simeone, Andrea Fortunato, Anconetani. Il fallimento del 1994 è stato una sliding doors, anche se poi sono andato a Foggia e sono comunque diventato professionista, ma il fatto di non esserlo stato col Pisa in prima persona è stata una cosa che il destino ha voluto levarmi. Ecco, a Reggio invece ho vissuto questo in prima persona. Mi sono trovato benissimo con Reggio città, ho tanti amici, qualcuno purtroppo non c’è più. Poi avevo 23 anni, era la prima volta in Serie A per me e la prima in A della Reggina. Personalmente da calciatore Reggio è stata la piazza, lo posso dire, più bella. Sono stato a Roma, ho fatto la finale di Champions col Monaco, ma quello che ho passato a Reggio non mi è mai accaduto con nessuno. E poi ti svelo una cosa”.

Prego.

“Ho un muro a casa dove ho foto di figli, moglie e il mio momento felice nel calcio è una foto dell’Olimpico quando vincemmo a Roma e due foto al Sant’Agata. In quel muro che, è famiglia, c’è la Reggina”.

Saresti rimasto per tanti anni.

“Eh sì, considera che ebbi una forte discussione con il presidente Foti perché volevo rimanere, non volevo andar via. Fosse stato per me avrei continuato a Reggio. Lui si presentò ad agosto al Sant’Agata con l’offerta di andare al Napoli e io gli dissi che da Reggio non mi muovevo. Però alla fine a novembre fui comunque trasferito al Cosenza e per me fu un passaggio da smaltire col tempo. L’affetto per Reggio è rimasto. Fu tutto stupendo, quel primo anno di Serie A, la salvezza in anticipo. Poi quando sono arrivato io la città aveva il Calcio a 5 in Serie A, la Pallavolo femminile in Serie A, la Viola in Serie A, la Reggina in Serie A. C’era un fermento fantastico”.

A Reggio hai tanti amici e ci torni spesso, ma hai avuto anche qualche contatto con la società? 

“Ho avuto dei rapporti lavorativi. Io e un altro ex Reggina, Stefano Casale, abbiamo un’agenzia di agenti e scouting e per lavoro ci siamo interfacciati con la società”.

Quindi oggi è questo il lavoro di Oshadogan?

“Ho avuto esperienze lavorative diverse sempre legate al calcio. Ho seguito un lavoro di accademie incentrato in Africa, interrotto purtroppo come tanti dal Covid. Dopo il Covid, siccome ero diventato agente nel 2012, son tornato a fare questo, anche come scouting, perché mi piace molto andare in giro dove posso per visionare nuovi talenti e mi è stata riconosciuta anche come capacità”.

Quindi ci vedremo presto a Reggio? Sei tra i calciatori presenti al raduno di “Serie A Operazione Nostalgia” del Granillo che si terrà a settembre.

“Certo, tornerò al Granillo anche se i ritmi in campo – te lo anticipo e assicuro – non saranno elevati (ride, ndr)“.