“Comprendiamo benissimo il sentimento di frustrazione che assale alcuni dipendenti pubblici ed alcuni amministratori ogni qual volta il CODACONS interviene per difendere i cittadini e mette in discussione l’attività degli Enti, ma se ne facciano una ragione, perché Governo e Parlamento sotto tutte le latitudini e sotto la guida dell’Europa, ha avviato un processo riformatore a tutela dei cittadini che trova resistenza solo di fronte ad amministratori e dipendenti ostici o in malafede”. Comincia così la nota del Codacons di Reggio Calabria.
“Oggi è il caso del solito Ufficio Tecnico e del Comando della Polizia Locale del Comune di Villa San Giovanni che, al fine di fare cassa, hanno richiesto alle attività commerciali di “regolarizzare” l’insegna di esercizio già messa in opera sin dall’avvio dell’attività senza che per anni venisse richiesto alcunché. Poco male se questa postuma regolarizzazione non avesse alcun costo ulteriore per gli utenti. Invece, tra bolli e SCIA ogni utente deve sborsare quasi cento euro oltre al professionista per redigere la SCIA”.
“E’ noto che le insegne di esercizio fino a 5 metri-quadrati, installate nel luogo in cui viene esercitata l’attività non sono soggette a pagamento così come non è soggetta a pagamento nemmeno la SCIA a mente della “Risoluzione N.24/E dell’8.04.2013 dell’Agenzia delle Entrate”. Ma la dimostrazione che si tratti esclusivamente di un tentativo di fare cassa è dato anche dall’assurdità della pretesa di attribuire una scadenza a tre anni dell’insegna di esercizio legata ai locali dell’attività e dalla richiesta di rinnovo, richiamando improbabili norme del Codice della Strada, pena sanzioni che vanno da 430 a 1.731. euro.”
“L’errore ha del clamoroso e richiama l’art. 23 del Codice della Strada il quale fa rinvio all’art. 53 del Regolamento di Attuazione ed Esecuzione e prevede che la scadenza, ovviamente, riguardi gli impianti pubblicitari posti fuori dai centri abitati, così come il regolamento Comunale sulla Pubblicità che fa espresso rinvio all’art. dell’Art. 53, del D.P.R. 16/12/1992, n. 495”.
“Di fronte a fatti così palesi ed elementari, già segnalati con pec il 7 marzo scorso, gli uffici e l’amministrazione che ne è responsabile politicamente, non si sono presi la briga di verificare, sospendendo la pretesa ma ha continuato imperterrita in una richiesta che costituisce a tutti gli effetti un illecito. Adesso è il caso che la Prefettura, cui lo stesso 7 marzo era stata inviata la nota per conoscenza, dia dimostrazione della volontà di operare per l’uniforme applicazione dell’ordinamento, facendo sentire la propria voce perché sino ad oggi, nonostante l’attestata superficialità certificata sulla questione tributi e sulle diverse segnalazioni effettuate, non è emerso alcun intervento di rilievo da parte dell’Ufficio Territoriale del Governo”, si chiude la nota.
