Tensione in un Comune della provincia di Reggio Calabria: “lei stia zitto”. Scintille in consiglio, chieste le dimissioni del presidente

Continua la tensione a Candidoni, Comune della provincia di Reggio Calabria, per un feroce botta e risposta nell'ultimo consiglio

Continua la tensione a Candidoni, Comune della provincia di Reggio Calabria, sul fronte politico. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, del 14 aprile, è andato in scenda un duro botta e risposta che ha portato ora la minoranza a chiedere le dimissioni del presidente del consiglio. “Scriviamo la presente – si legge nella lettera inviata agli organi di stampa – per esprimere il nostro più totale disappunto per la condotta tenuta dal Presidente del consiglio comunale nella seduta del 14 aprile 2025. Rammentiamo, ma non sarebbe necessario, che nel corso di una accesa interlocuzione tra il Sindaco e il Consigliere Montalto, si è frapposto l’intervento del Presidente del Consiglio
comunale con esplicite frasi indirizzate al Consigliere di minoranza (Montalto), dal seguente tenore: ‘Lei stia zitto’, puntando il dito contro il Consigliere comunale”.

“Abbiamo assistito ad una sgradevole reprimenda nei confronti del Consigliere Montalto, reo di avere chiesto informazioni sugli alloggi di edilizia pubblica. Appare di palmare evidenza che il Presidente del Consiglio ha esondato come un fiume in piena, svestire lasciando sgomenti tutti i Consiglieri (ivi compresi quelli di maggioranza). Crediamo che il Presidente del Consiglio abbia il dovere di astenersi dal parteggiare per l’una o l’altra parte politica mantenendo la dovuta imparzialità che il ruolo ricoperto impone”. 

“Dispiace che ci sia stata una netta discontinuità tra l’imparzialità manifestata dai due ex Presidenti del Consiglio (che egregiamente hanno svolto quel ruolo) e la faziosità palesata dall’attuale Presidente del Consiglio. Le intemperanze e la mancata osservanza delle norme che disciplinano la figura del Presidente del Consiglio comunale, ci inducono a chiedere le dimissioni del Consigliere Mamone dalla carica di Presidente del Consiglio comunale, si chiude la lettera.