E’ un periodo difficile, ormai da un po’ di tempo, per la Lucchese. Nelle ultime ore, però, la crisi si è acuita, attraverso decisioni ufficiali e prese di posizione pubbliche di un certo peso. Oggi il Tribunale Federale Nazionale ha respinto il ricorso del club, confermando la penalizzazione di sei punti in classifica inflitta per irregolarità amministrative. Un verdetto pesante che complica ulteriormente il cammino della squadra verso la salvezza, in un campionato già segnato da continue incertezze.
Ma non è tutto. Al centro della tempesta ci sono anche i giocatori della prima squadra, che lamentano gravi ritardi nel pagamento degli stipendi. Stanchi di promesse disattese e di una situazione economica ormai insostenibile, hanno annunciato lo stato di agitazione e minacciano lo sciopero: se entro venerdì 4 aprile non verranno saldate le mensilità arretrate, non scenderanno in campo nella prossima partita, in programma sabato 5. Una situazione che abbiamo già visto di recente, con Taranto e Turris, e che anche nel girone B rischia di stravolgere tutto.
Anche l’allenatore della Primavera Davide Marselli ha espresso il proprio disappunto in una nota. “Il mister della Primavera Davide Marselli – si legge in una nota – ci tiene a comunicare che non si verificherà quanto accaduto a Taranto e cioè che la squadra Primavera non scenderà in campo a Pontedera al posto della prima squadra ma svolgerà regolarmente la propria gara di campionato sabato alle 15 a Saltocchio contro il Catanzaro, non accettiamo compromessi, ed a titolo personale concludo dicendo che dopo l’ultima gara se non mi saranno pagate le mie spettanze come da contratto, dal 1 novembre al 31 marzo mi vedrò costretto, mio malgrado, ad interrompere gli allenamenti per i mesi di aprile e maggio. Con la speranza che la società capisca quanto stiamo passando ed abbiamo passato tutti noi da 5 mesi a questa parte, mi auguro ci siano a breve novità”.
Tutto ciò nonostante l’arrivo del nuovo proprietario, Benedetto Mancini, che ha incontrato squadra e staff tecnico per garantire che gli impegni verranno rispettati entro la scadenza fissata dai calciatori. Nonostante le parole rassicuranti, lo scetticismo regna sovrano tra gli addetti ai lavori, complice la lunga sequenza di cambi societari e promesse non mantenute che ha segnato l’ultimo periodo della gestione rossonera.
Caos anche a Foggia: la situazione
Anche a Foggia il clima è rovente. Nei giorni scorsi è arrivata la clamorosa decisione del presidente Nicola Canonico: dimissioni irrevocabili e un messaggio tutt’altro che rassicurante per il futuro del club. Durante una conferenza stampa tenuta allo stadio Zaccheria, Canonico ha annunciato l’intenzione di lasciare la guida della società, insieme al figlio Emanuele. La loro uscita di scena è legata, secondo quanto dichiarato, a una profonda delusione per i risultati sportivi e al disinteresse manifestato da parte dell’ambiente circostante. Ma soprattutto, il patron ha lanciato un avvertimento chiaro: se non si farà avanti una nuova proprietà entro giugno, il Foggia rischia seriamente di non iscriversi al prossimo campionato professionistico.
Canonico ha messo nero su bianco le condizioni per il passaggio di consegne: 1,8 milioni di euro per rilevare il titolo sportivo, più l’assunzione di debiti residui per circa 2,7 milioni, a cui si aggiunge il pagamento delle ultime quattro mensilità dovute a tesserati e dipendenti. Una situazione che, senza l’arrivo di nuovi investitori entro tempi strettissimi, potrebbe portare a penalizzazioni imminenti e, nel peggiore dei casi, a un nuovo crollo nel calcio dilettantistico. Le parole del presidente uscente hanno provocato un’immediata reazione da parte della tifoseria, che si è raccolta fuori dallo stadio per esprimere tutto il proprio malcontento
