di Oreste Mario Dito – È un titolo duro e forse anche con un vocabolo “politically incorrect” ma i fatti di cui si parla sono effettivamente crudeli, duri ed efferati. Giulia 11 novembre 2023 – Sara 31 marzo 2025 sono due date dolorose e vergognose per una società civile perché segnano il tempo tra due atroci delitti contro le donne e tra cui si elencano oltre cento femminicidi di cui ricordiamo, a commemorazione e ricordo di tutte, alcuni nomi delle vittime: Aurora, Larimar, Laura, Cinzia, Eleonora. Due date che sono accomunate, oltre che dall’orrendo e feroce delitto, da un’inondazione mediatica impressionante con tutti i media che dedicano la maggior parte dei loro spazi a notizie inerenti questi delitti.
Di conseguenza è un continuo susseguirsi, oltre che di informazioni di cronaca, di dichiarazioni di condanna, di solidarietà alla vittima, della necessità che bisogna porre un fine a questa serie di delitti, di incontri ed articoli in cui politici, esperti, opinionisti a qualunque titolo, giornalisti, gente comune fa mostra delle proprie opinioni che però sembrano essere un atto dovuto sul palcoscenico dell’orrore in quanto gli spettatori ed i lettori forse si aspettano questo tipo di interventi, di trasmissioni e di informazione. Infatti tutti a chiamare in causa la società, la scuola, la famiglia, i disagi sociali in cui si vive, in special modo i giovani, ed a richiedere maggior attenzione e partecipazioni a tutte le istituzioni ed in special modo si chiedono interventi legislativi più severi e di più facile attuazione specialmente in campo preventivo.
Tra qualche giorno il silenzio
Potrebbe essere tutto bene, ma questo segnalato non è il solo fattore comune in quanto un altro elemento li lega: il silenzio che verrà tra qualche giorno e che continuerà sino al prossimo eclatante femminicidio. Invero un altro elemento comune da non sottovalutare, che traspare in tante dichiarazioni e trasmissioni inerente al fatto, è che non bisogna trascurare la necessità di dare un’attenzione all’autore del delitto quasi facendo trasparire tra le righe che è un “personaggio” cui bisognerebbe forse dare una comprensione, perché probabilmente è stato portato a commettere il delitto in quanto non supportato, non capito dalla società o addirittura dalla vittima.
I comportamenti
Leggendo o ascoltando attentamente alcune informazioni talvolta si evince che la vittima ha quasi contribuito all’esecuzione del delitto, con comportamenti che hanno confuso l’autore del misfatto. Spesso si percepisce in molti scritti e discorsi un atteggiamento di buonismo che tende non a giustificare ma almeno a dare adito ad atteggiamento un pò comprensivo verso il presunto assassino richiamando responsabilità sociali, sociologiche, psicologiche affettive. Ma alla vittima, ipoteticamente, che dovremmo dire: si ha ha sbagliato, ma forse non è colpa sua. E tutto ciò lo si è rilevato anche in questo ultimo caso dell’assassinio di Sara, tant’è che sia la madre che il fratello hanno fatto dichiarazioni abbastanza precise e forti cioè che i bravi ragazzi non uccidono e che non si cominci a sostenere la pazzia dell’autore in quanto se fosse stato un pazzo non avrebbe avuto la lucidità mentale di uscire con un coltello , seguire ed aspettare Sara per tutta la giornata anche in presenza di imprevisti quale il ritardo dovuto all’incontro con il docente per la tesi di laurea.
Bene hanno fatto a puntualizzare questi concetti in quanto accettarli, condividendoli non si pone un freno ai femminicidi, ma forse, diventando una giustificazione anche se blanda, possono alimentarli. Sarebbe bene che aldilà delle parole ci fosse, nei giorni a seguire, non il continuare a parlarne così tanto per dire e conquistare audience e lettori ma ricordare a chi ne ha le competenze ed il dovere ovvero al legislatore, ai detentori della prevenzione e sicurezza sociale di porre in atto misure e norme più stringenti e di rapido intervento nonché pene che non consentano agli autori di tali delitti di essere talvolta senza misure cautelari con la possibilità di reiterazione ed anche di intimorimento verso familiari delle vittime e possibili vittime.
Aggiungere altro significa scrivere i medesimi concetti con parole differenti e quindi di alcuna utilità ed invece cerchiamo di creare con il nostro fare e dire quotidiano una vera e forte opinione che spinga decisamente alla realizzazione di una vera giustizia, non giustizialismo, per punire chi si macchia di simili delitti, non dimenticando interventi di educazione sociale e civica.
Per ultimo un breve memento:
la donna non è una……. diversa….. è una donna…..rispettala!!!
è il commento dell’artista Alberta Dito sul suo disegno “Scarpette rosse”.

