Nei giorni scorsi un camion con un’enorme gru ha strappato via dal cuore di San Brunello una delle storiche edicole della città di Reggio Calabria, simbolo di un’intera generazione. La fotografia che immortala l’evento, scattata dall’ottimo Mario Vetere, rappresenta un momento di storia: il passaggio plastico dal diciannovesimo secolo all’era digitale, un emblema di una società che cresce, cambia e si rinnova. Senza voler scendere troppo nel romanticismo, a maggior ragione dalle schermate di una testata online che opera da decenni sul digitale, non possiamo evitare di soffermarci sulle forti emozioni che questa foto rappresenta per intere generazioni.
Giorno dopo giorno, le edicole scompaiono dalle nostre città. Chiudono, falliscono, fino ad essere fisicamente rimosse dalle loro storiche postazioni occupate con fiorente grandezza per sessanta, settanta, ottanta lunghi anni. Così come vengono rimosse le cabine telefoniche: quegli strani luoghi misteriosi per la Generazione Z, che tuttavia rappresentano un pezzo di cuore per i Millennials e per la Generazione X che li ha preceduti. Generazioni che si susseguono, stili di vita e abitudini che cambiano, tecnologie che si evolvono. Spazi urbani che mutano e si rinnovano.
Oggi tutto passa sugli schermi digitali: l’informazione, lo svago, l’intrattenimento, la musica, lo sport. E lo smartphone è diventato lo strumento che in pochi centimetri di spazio racchiude tutto ciò per cui prima servivano metri e metri quadri: anche il computer è ormai superato. Figuriamoci il senso dell’edicola nel 2025. Non c’è nulla di più scontato e banale delle edicole che chiudono e vengono smontate.
Ma quando lo vedi con i tuoi occhi, non puoi non fermarti un attimo e riflettere su tutto ciò che quel mondo ha rappresentato. L’appuntamento di ogni mattina. I giornali per la notizia, per l’approfondimento, per l’informazione. I fumetti per lo svago. La settimana enigmistica per ingannare il tempo libero, soprattutto d’estate. Con cadenze specifiche: il mercoledì mattina arrivava Topolino, il lunedì mattina era tutto basato sui giornali sportivi, e l’edicolante era un amico intimo che conosceva i tuoi gusti, le tue passioni, con cui scambiavi ogni giorno qualche commento e riflessione sulle novità di quelle ore, sulla notizia che aveva cambiato il mondo o semplicemente ti aveva fatto sognare, sull’ultima straordinaria impresa di Marco Pantani o sull’attentato alle Torri Gemelle, sulla trattativa di mercato per portare Roby Baggio alla Reggina o sugli sviluppi della guerra sui Balcani.
Quando succedeva qualcosa di importante c’era persino la fila. E il confronto diventava animato, con più persone: una sorta di bar ma più evoluto, tra coloro che leggevano ogni giorno. La diffusione e la distribuzione dei giornali era direttamente legata alla portata delle notizie: la tiratura dei giornali aumentava clamorosamente quando succedeva qualcosa di grande. Le rotative dovevano lavorare di più, nel cuore della notte i furgoni che trasportavano i giornali erano tutti incolonnati soprattutto agli imbarchi dei traghetti (a Reggio i quotidiani arrivavano dalla Sicilia); al contrario nei giorni più piatti e monotoni si stampava, distribuiva e vendeva di meno. Il calcolo tra tiratura e lettori era sempre un azzardo: come oggi il dimensionamento dei server. Se i giornali venivano esauriti presto, l’editore perdeva tante vendite e i cittadini rimanevano orfani delle notizie. Come oggi quando succede qualcosa di grosso e le testate finiscono offline per l’eccessivo boom di traffico. E così le ultime tecnologie hanno fornito adeguate soluzioni anche a questo problema, impensabili per la carta stampata.
Intanto, con l’avvento di internet anche i giornali hanno iniziato a rallentare, sovrastati dal web: tutto più immediato, tutto più veloce. La notizia subito, in diretta. E il giornale che senso ha? Inizialmente diventa un’icona: la copertina storica di un giorno speciale da ricordare per un avvenimento importante. Roba per pochi: appassionati e collezionisti. Quelli che oggi portano le Domenica del Corriere di cento anni fa ai mercatini dell’antiquariato. Poi è stato il momento dello status symbol: andavamo in edicola a comprare il nostro giornale preferito soltanto per farlo vedere tutto il giorno sul treno, sul traghetto, sull’aliscafo, tra i colleghi dell’università o al lavoro. Non lo aprivamo neanche, tanto tutto quello che c’era scritto dentro lo sapevamo già dal giorno prima: lo tenevamo ripiegato sotto il braccio purché si vedesse bene quale fosse l’intestazione, per rivendicare l’orgoglio e l’appartenenza ad una famiglia di principi e valori. Anche qui, roba per pochi.
Piano piano, è tutto finito. I giornali si leggono online, e inevitabilmente funzionano molto meglio di prima. I cartacei non li compra più nessuno: ne stampano pochissime copie soltanto i grandi gruppi per non perdere un controverso sistema di finanziamento pubblico. E perchè qualche Dinosauro preferisce ancora buttare i propri soldi sulle pubblicità nella carta stampata. Ma le edicole chiudono comunque, inesorabilmente, perchè a comprarli non ci va in ogni caso nessuno.
E poi la gente ormai vive sui Social. Si legge molto di meno, e si parla molto – troppo – di più, spesso a sproposito. Siamo nell’era dell’analfabetismo funzionale, perchè non tutto quello che ha portato lo sviluppo è stato positivo.
Ecco perchè l’edicola strappata via dal marciapiede è il segno del tempo che passa. Ed è anche la tristezza di chi ricorda con nostalgia un pezzo di cuore della propria esistenza.
