Ennesima corsa clandestina in strada a Catania, accompagnata da scooter e colpi di pistola in aria, puntualmente immortalata in un video che ha fatto il giro dei social. IHP (Italian Horse Protection), la prima associazione italiana di tutela degli equidi, ormai da 15 anni denuncia – invano – le connessioni tra le corse clandestine e la mafia che da questi episodi trae visibilità e ricchezze. “Viene quasi da ridere a definire ‘clandestine’ queste corse, visto che si svolgono in pieno giorno, alle porte della città e vengono immortalate nei video che poi circolano sui social”, dice il presidente di IHP Sonny Richichi.
Nel Centro di recupero a Montaione (Firenze), IHP accoglie cavalli salvati dal business delle corse clandestine: “E’ come svuotare il mare con il cucchiaio– spiega Richichi -. Finché alle azioni di repressione condotte dalle Forze dell’ordine, alle quali va il nostro plauso, non si affiancherà un’azione normativa che inasprisca le pene e definisca una riforma strutturale dell’anagrafe equina, rendendola uno strumento efficace e davvero trasparente invece del colabrodo che è oggi, per quanti cavalli noi potremo salvare ce ne saranno sempre altri che finiscono nei giri illegali: prima nelle mani di commercianti senza scrupoli e poi in quelle della mafia che gestisce i lucrosi business delle corse clandestine e della macellazione abusiva. Ancora una volta, rivolgiamo un appello al Parlamento e al Governo: cambiate le leggi, perché quelle attualmente vigenti sono criminogene. Davvero si vuole contrastare la mafia? Inasprire le pene e creare un sistema di tracciabilità credibile è un buon primo passo”.
“E’ evidente che la condivisione sui social di video come quello circolato negli ultimi giorni, che non è il primo né sarà l’ultimo, risponde ad una subcultura mafiosa che esalta la violenza e il sopruso e trova facile attecchimento soprattutto nelle fasce più giovani, prive di anticorpi morali ed economici rispetto alla tracotanza del crimine organizzato – prosegue il Presidente di IHP -. Ma non è accettabile che le Istituzioni facciano di questa subcultura una foglia di fico: noi lavoriamo ogni giorno per cambiare la cultura dello sfruttamento e della violenza, ma non basta. Servono le leggi. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha detto una cosa giusta: la repressione di questi fenomeni può avvenire solo con le modalità previste dall’ordinamento; questi criminali non si possono arrestare perché le leggi vigenti non consentono il fermo. Enrico Tarantino è un esponente di Fratelli d’Italia, oggi maggioranza di Governo: chieda con forza ai suoi colleghi di partito di agire subito per cambiare le leggi. Noi siamo pronti a supportare un percorso serio di riforma normativa portando in dote il nostro patrimonio di conoscenze e competenze, quelle di un’associazione che, unica in Italia, da 15 anni dichiara pubblicamente che le corse clandestine sono gestite dalla mafia. Stroncare questi fenomeni aiuterà a cambiare quella subcultura criminogena che troppo spesso viene vissuta come un dato di fatto ineluttabile e non modificabile”.
