“Baciami il cu**”, Trump fa scandalo: ma quando Goethe lo narrava e Mozart lo suonava…

"Baciare il cu**", l'espressione usata da Trump per parlare degli accordi sui dazi con gli altri Paesi scandalizza i perbenisti: chissà se anche ai tempi di Goethe o Mozart le reazioni furono le stesse...

Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei che bacia me“. E anche chi mi vuole baciare il cu**. Chissà se Donald Trump è fan di Annalisa e se, sinceramente o no, la sua conversazione con i repubblicani è andata realmente così. Fatto sta che non si parla d’altro. L’espressione sulla bocca di tutti, è il caso di dirlo, riguarda proprio dove la bocca dei Paesi colpiti dai dazi sarebbe pronta a posizionarsi, fra le natiche del presidente USA. Un gesto di servilismo per trovare un accordo.

Donald Trump ha usato l’espressione colorita “baciare il cu**“, leccarlo se preferite, il concetto sembra abbastanza chiaro, parlando delle trattative fra con i Paesi colpiti dai dazi, pronti a fare qualsiasi cosa pur di trovare una soluzione che non vada a danneggiare ulteriormente le proprie economie.

Una frase che ha fatto tanto clamore quanto i dazi stessi. Ai perbenisti sarà venuto il voltastomaco nel sentire quella frase pronunciata dal presidente della Nazione più influente al mondo. Sarà che Trump è abituato a sganciare le bombe (almeno fin qui…) solo a parole, a differenza di qualche altro presidente, dai modi e dai toni più raffinati, ma dall’agire ben più dannoso. Guai a sottolinearlo.

Trump è rozzo, sboccato e anche folle. Del resto, chi altro potrebbe mai dire “baciatemi il cu**”? Ve lo immaginate, per esempio, l’illustre compositore Wolfgang Amadeus Mozart che dice a qualcuno “baciami il cu**”? Certo che no. Infatti, non l’ha detto, lo ha direttamente suonato. Un turpiloquio immortale, composto nel 1789: “Leck mich im Arsch“, con “im” sostituito oggi da “am”.

Oppure Johann Wolfgang von Goethe, che al giovane Werther, già alle prese con i suoi dolori, dice “e adesso… baciami il cu**“. Impensabile, certo. Grazie a Goethe abbiamo forse la genesi della frase, il drammaturgo tedesco è colui che ha ‘fatto dire’ la frase incriminata al cavaliere tedesco del ‘500 Gotz von Berlichingen, nell’omonima tragedia.

L’espressione che gli viene attribuita, rivolta all’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, in realtà ancora più scurrile: “Leck mich im Arsch“, può leccarmi il culo. Suona, infatti, così: “Ho come sempre un umile rispetto per Sua Maestà Imperiale, ma gli dico che può leccarmi il culo“. Chissà se, secoli addietro, i woke dell’epoca si saranno indignati allo stesso modo…