ACR Messina: ora i tifosi si infuriano, ma StrettoWeb li aveva avvisati da luglio. Allocchi ingannati, adesso anche il campo diventa inutile

A Messina parlavano di salvezza, ieri, convinti di chissà quale miracolo divino. Che non è arrivato, come prevedibile. Ora si arrabbiano

Oggi, 16 aprile, si è probabilmente scritta la parola “fine” sull’ACR Messina. De profundis, con la complicità di politica, Sciotto, stampa, in parte anche dell’ambiente. Proprio i tifosi che oggi si arrabbiano, si infuriano, quasi come se non fossero a conoscenza di quanto accaduto in questi mesi. Illusi, ora delusi. Un classico, come due anni fa a Reggio Calabria. Sempre la stessa storia, sempre i soliti allocchi. Parlavano di salvezza, ieri, convinti di chissà quale miracolo divino. Che non è arrivato, come prevedibile. Noi non ci meravigliamo, lo sapevamo, lo avevamo detto e lo scriviamo da mesi.

Non è mai bello dire “l’avevamo detto”. Ma… l’avevamo detto. Da luglio. Molto prima che arrivasse AAD Invest, quando ancora Sciotto cincischiava. “Messina, la situazione è grave ma non è seria. Lo spettro del fallimento e le preoccupazioni della FIGC”.

Parlavamo di rischio fallimento, eravamo solo a fine luglio. Fu l’inizio della fine. Allora la situazione era grave ma non seria. Oggi è gravissima e seria, molto seria. C’è il tasto “stop”, difatti, dopo gli ultimi aggiornamenti odierni. Non è stata raggiunta la somma richiesta per ottemperare al pagamento di stipendi e contributi: dal supporto di imprenditori e professionisti, sollecitati dall’appello del sindaco Basile, raccolta circa la metà. Arriverà il deferimento e la penalizzazione, ma dalla prossima stagione. Che però non ci sarà.

Non ci sarà perché il Messina è finito dentro un vortice pericoloso, dentro un tunnel senza uscita. Iniziato proprio dalla scorsa estate, da quando StrettoWeb aveva cominciato a mettere in guardia dalle manovre di Sciotto e dall’arrivo di AAD Invest. “Cederò solo a chi sarà meglio di me”, diceva Sciotto. E così arriva AAD. Qualche migliaio di euro sui conti correnti, il fallimento del Deinze in Belgio, tante bugie, un soggetto semi sconosciuto che si chiama Doudou Cissè e una piazza ubriacata. Sono tornati a riempire i gradoni del “San Filippo”, i tifosi, convinti della svolta. Ritorna il DS Roma, che però era indeciso e poi viene rassicurato, ma intanto si dimette Modica, che evidentemente qualcosa aveva capito. Squadra rivoluzionata a gennaio, tante belle parole di Alaimo e la conferenza con l’arrivo di Cissé: sarà la sua unica presenza in città.

Lì si consuma un altro disastro. La stampa, i tifosi, la politica, a battere le mani. Baci e abbracci con Cissè, a partire dal sindaco Basile, che oggi si arrabbia e parla di “comportamento inaccettabile”. Ma tra i primi responsabili c’è lui. Si è mosso tardi, quando ormai non c’era più niente da fare. Oggi, dopo le mancate scadenze, anche il campo diventa inutile. Perché, come già spiegato in altro articolo, che sia Serie C o che sia Serie D, il prossimo anno il Messina ripartirebbe con tanti punti di penalizzazione e tanti debiti. Chi ha il coraggio di acquistare una società in questa situazione? La soluzione più facile, sempre ammesso che qualcuno si trovi, è quella di ripartire da una nuova società, da una nuova matricola, dall’Eccellenza. E anche in questo caso, lo stiamo scrivendo oggi, ad aprile. Non è che poi qualcuno si stupirà, arrabbierà, quando sarà costretto a seguire la propria squadra dai campi di tutta la Sicilia?