Continuano a fioccare, alla redazione di StrettoWeb, appelli e lettere di tifosi dell’ACR Messina arrabbiati e delusi circa le sorti della squadra cittadina, dopo le ben note vicende di queste settimane. Chi è in città, nonostante lo stato d’animo, continua a supportare l’unico baluardo genuino di tutta questa assurda storia: la squadra, ieri contro il Trapani sospinta da circa 6 mila presenze al “Franco Scoglio”. Si è trattato di record stagionale, nel periodo più buio.
Il Sindaco ha convocato per questa mattina Cissé e Sciotto, vuole sapere cosa gli diranno. Intanto, però, diversi tifosi continuano a spingere per un ritorno di Pietro Franza, che 20 anni fa ha regalato la Serie A alla città ma che poco dopo non è stato probabilmente supportato a dovere. “Sono un, ormai anziano, tifoso del nostro Messina. Ho sulle spalle più di 50 anni di militanza allo stadio. Ho visto la prima partita ancora adolescente. Un Messina-Benevento con i vari Tripepi, Hellies, Musa… e non ricordo un periodo così nero da farmi piangere il cuore sia di pena che di rabbia”, è la prima parte della lettera di un tifoso inviata a StrettoWeb.
“E a tal proposito vorrei incitare a sostenere di stimolare il ritorno dei Franza, la quale è stata l’unica dirigenza che ci ha fatto divertire. Ho letto l’articolo di quel lettore del nord che incita a al loro ritorno e mi associo in tondo. Magari come dice lui insieme a Mannino. Che quel bontempone di Sciotto ha scartato subito errando, secondo me. Quindi noi tifosi e voi multimedia sollecitiamo sto Pietro Franza a tornare e tornare grandi insieme a lui”.
“Affidare il San Filippo ai Franza”
“Certo come si dice a Messina, ‘nuddu fa nenti pi nenti’. E allora sollecitiamo e spingiamo il sindaco Basile a dare in affidamento pluriennale il polo sportivo di San Filippo ai Franza e ne sono convinto che loro sapranno farci vivere lo stadio 365 giorni su 365, e non solo col business che creeranno vivremmo nuovi momenti di gloria e di soddisfazioni. Perché il calcio oggi è business e non 4 calci al pallone come una volta”, conclude il lettore.
