Sanremo, podio senza donne: la lezione di Brunori alle starnazzatrici del patriarcato

Scoppia la polemica sulla top 5 di Sanremo 2025 senza donne: il commento di Brunori è una lezione contro il femminismo radical chic

Succede in ogni edizione, soprattutto in quelle più recenti in cui vengono svelate solo le top 5 nelle prime serate: al momento di scoprire la classifica finale di Sanremo piovono fischi. Mettere d’accordo stampa, radio e pubblico non è mai facile anche se in questa edizione le preferenze verso alcuni artisti hanno trovato un punto in comune fin dalle prime serate e si sono prolungate fino alla finale.

Al momento del disvelamento del ranking però non sono mancate le polemiche. Una delle più accese ha riguardato l’assenza di una donna dal podio, estendibile anche all’intera top 5 dalla quale è stata esclusa Giorgia, una delle favorite fin dalla vigilia. Una polemica che ha aizzato subito la frangia guerrafondaia del femminismo pronta a sparare sentenze su un Festival maschilista e dominato dal patriarcato imperante.

Il problema è sempre lo stesso: la ricerca ossessiva di legittimare le donne con la pretesa delle quote rosa. Un posto che sia dovuto a un diritto più che a un merito. Giorgia, o chi per lei, sarebbe dovuta finire fra le prime tre in quanto donna, non per la qualità della sua canzone o la sua bravura. E, per inciso, Giorgia almeno la top 5 la meritava eccome. Eppure, nonostante la stampa l’abbia inserita in top 5 nella prima serata, addirittura al posto del vincitore Olly, poi qualcosa in finale è andato storto.

Per non parlare delle altre: 12ª Elodie, 19ª Rose Villain, entrambe paladine dei diritti delle donne e del femminismo, addirittura ultima Marcella Bella che in gara portava una canzone sull’empowerment femminile. Se consideriamo i Coma_Cose un duo e li escludiamo dalla divisione uomo/donna, solo una donna è arrivata in top 10; solo 3 in top 15; ben 8 nella metà bassa della classifica.

Un risultato che parla chiaro. Il patriarcato non c’entra nulla: al pubblico da casa, alla stampa e alle radio, certe canzoni sono piaciute meno di altre, indipendentemente se a cantarle fosse un uomo o una donna. Un problema che non si è posto l’anno scorso quando il coalizzarsi (mai ammesso) delle varie giurie ha fatto vincere Angelina Mango su Geolier. Nessun matriarcato tirato in ballo.

Il commento di Brunori: la lezione anti-patriarcato

L’assenza di donne sul podio di Sanremo è un tema ed è bello affrontarlo tra artisti ma posso dire come consolazione che quantomeno in questo podio è rappresentato un maschile che non è patriarcale“. Parole e musica di Dario Brunori Sas. Un pensiero profondo, elegante e molto intelligente che riflette l’essenza del cantautore calabrese.

Come si fa a tacciare di patriarcato il podio di Sanremo 2025? Le donne ci sono, eccome, e vengono raccontate nelle canzoni. Brunori ha dedicato la canzone alla figlia Fiammetta e alla moglie, raccontando la gioia e le insicurezze di un uomo diventato papà. Olly, il vincitore, racconta della tristezza per una lei che non c’è più nella sua vita e gli fa provare una balorda nostalgia, senza demonizzarla ma anzi, ammettendo che senza quella ragazza, “non è più vita” anche se alla fine, pur questo addio “è stata tutta vita“.

Resta Lucio Corsi canta un inno contro la mascolinità tossica, le aspettative della vita, le fragilità. Provare ad accusare Lucio Corsi di patriarcato fra canzone, look e sensibilità artistica appare francamente da pazzi.

A proposito di Francamente. La polemica sembra nata proprio sulla scia di quanto disse la cantante di X-Factor dopo la sua eliminazione in semifinale spiegando di essere delusa dal fatto che in finale ci fosse una sola donna e che nella squadra di Achille Lauro (anche lui emblema del patriarcato…) ci fossero solo maschi bianchi. Stesso programma vinto dall’unica donna, Mimì, per altro nera. Quindi basta parlare di patriarcato a Sanremo, parliamo di merito e di donne che meritano: l’isterismo da quote rosa fa male al mondo femminile, dentro e fuori la musica.