Uno dei temi caldi attualmente in Italia è quello dello scioglimento dei Comuni, soprattutto alla luce di quanto accaduto a Bari. Nel capoluogo pugliese, tuttavia, non ci sarà alcuno scioglimento, ma solo il commissariamento di due aziende comunali. La vicenda, che negli anni ha continuato e continua a colpire soprattutto piccoli Comuni, ha riportato alla luce anche i fatti di Reggio Calabria, sciolta per contiguità mafiose nel 2012.
Con il passare del tempo, in tanti hanno maturato l’idea di una possibile disparità di trattamento. Per questo, l’Associazione nazionale “Giù le mani dai Sindaci”, proprio partendo dai casi pugliesi, ha diffuso un comunicato molto importante: “Come ex sindaci ed ex amministratori appartenenti all’associazione ‘Giù le mani dai sindaci’ vogliamo denunciare la grave disparità di trattamento nelle decisioni che colpiscono le amministrazioni locali. Le recenti vicende del Comune di Bari evidenziano come, in molti altri casi, comuni siano stati sciolti per situazioni di gran lunga meno gravi o addirittura inesistenti, con conseguenze devastanti per istituzioni e amministratori”, si legge.
“Non contestiamo il mancato scioglimento del Comune di Bari – continua l’Associazione – ma riteniamo inaccettabile che tanti sindaci e amministratori siano stati destituiti ingiustamente, spesso sulla base di accuse infondate. Il danno più grave riguarda coloro dichiarati ‘incandidabili’, che subiscono un marchio indelebile, compromettendo il loro futuro politico e personale. Per questo, come associazione, insieme agli amministratori dei comuni ingiustamente sciolti, stiamo organizzando un sit-in a Roma per chiedere maggiore equità e trasparenza nelle decisioni sugli enti locali”.
“Chiediamo al governo un riesame dei casi controversi e un’azione concreta per restituire giustizia a chi è stato colpito da provvedimenti sproporzionati. In gioco non c’è solo la dignità di tanti amministratori, ma anche la credibilità delle istituzioni e il diritto di ogni cittadino a una valutazione equa e imparziale”, si legge ancora.
Lo sfogo dell’ex Sindaco di Foggia
Rimanendo in Puglia, non è passato inosservato lo sfogo social dell’ex Sindaco di Foggia Franco Landella, che ha commentato il caso Bari e il post di Decaro (“È anche uscito il sole. È una bella giornata, Bari”) alla notizia dello scioglimento scongiurato. “Sono felice per te, per Bari e per i baresi. Tuttavia – ha precisato Landella – c’è qualcosa di profondamente ingiusto in ciò che sta accadendo, soprattutto, in ciò che è accaduto a Foggia o in altri Comuni che, con accuse meno gravi e con fatti meno evidenti, hanno dovuto subire l’infame conseguenza dello scioglimento. C’è una evidente ingiustizia che ferisce una comunità che resta attonita e schiacciata sotto il sospetto di un trattamento differenziato. E oggi, mentre a Foggia piove e fa freddo, molti si stanno ponendo la stessa domanda: perché a certi Comuni viene concessa la possibilità di restare saldi, mentre ad altri viene tolto ogni diritto di esistere e la propria dignità?”.
Il Comune di Foggia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nell’agosto 2021. Landella, a maggio dello stesso anno, si era dimesso da Sindaco, travolto da un’inchiesta e finito ai domiciliari, da cui uscirà dieci giorno dopo. Il processo è ancora in corso. “Stiamo assistendo a una situazione paradossale: decisioni cruciali che riguardano il futuro di intere comunità vengono prese senza criteri univoci e, soprattutto, senza il rispetto di un principio fondamentale di giustizia: l’uguaglianza – ha aggiunto nel suo sfogo – Servono criteri chiari e giusti per evitare che l’arbitrarietà di una legge si ripercuota sulla pelle dei cittadini, i quali rischiano di diventare vittime incolpevoli di un sistema che molto spesso usa l’arma del sospetto pur di distruggere l’avversario politico (come è successo nel mio caso per mano di un governo targato PD-Cinque Stelle)”.
“E così accade che a sciogliere un comune non sia la mafia, ma gli avversari, la politica. Questo è quanto successo a Foggia dove la verità, un pezzetto alla volta, sta venendo a galla, nelle pagine delle sentenze che dichiarano la mia estraneità alla mafia non avendo alcun collegamento diretto e indiretto, nell’assenza di inchieste per mafia che abbiano attinto l’amministrazione sciolta, nella gestione, benché nefasta, del commissariamento che non ha annullato alcun atto amministrativo o di programmazione prodotto durante la sindacatura di centrodestra”.
“È diventata un terreno fertile per arbitrarietà e disuguaglianza, creando una disparità di trattamento che non possiamo più accettare. I criteri con cui si decide di sciogliere un Consiglio Comunale sono troppo spesso ambigui e soggetti a giochi di potere politico e così mentre alcuni Comuni, anche per accuse meno gravi, si sono visti privare dei loro legittimi rappresentanti, altri, nonostante inchieste e arresti che coinvolgono figure di spicco all’interno delle amministrazioni, continuano a restare intatti. Questo crea un clima di sfiducia che mina nel profondo la credibilità della legge stessa e oggi, forse ancora più di ieri, urge un intervento legislativo che, salvaguardando la lotta sacrosanta alla mafia, garantisca in maniera chiara e imparziale chi con la mafia non ha mai avuto nulla a che fare”, ha concluso l’ex Sindaco foggiano.
