Quando arriva sul ponte del traghetto si affaccia, respira la salubre aria di mare e volge lo sguardo verso la punta dello Stretto di Messina: il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi questa mattina è salito per la prima volta su un traghetto dello Stretto che lo porta in Calabria dove andrà a visitare il porto di Gioia Tauro dopo gli impegni di ieri a Palermo, Milazzo e Messina. Quando guarda lo Stretto è incantato. E mormora. “E’ incredibile..”. “E’ incredibile quanto sia Stretto“. Indica l’estremità più vicina tra Cannitello e Punta Faro e commenta con i suoi collaboratori: “guardate quant’è vicino, come può non esserci un Ponte?“.
Rixi è sempre stato un grande sostenitore della grande opera dello Stretto, e oggi sta accompagnando l’azione del ministro Salvini per arrivare all’apertura dei cantieri nonostante le tante forze contrarie che operano per evitarlo. “L’Italia è un Paese bellissimo che troppo spesso si vuole male per invidie interne, e. invece dobbiamo accompagnare il nostro Paese a creare un futuro migliore per i giovani. E credo che questo debba essere l’obiettivo di ogni Governo. Il Ponte non appartiene a una forza politica o a un governo, ma sarà un’eredità che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti e che renderà grande il nostro Paese. Se invece noi italiani siamo i primi a credere che al Sud non bisogna investire, ci diamo la zappa sui piedi. Non possiamo rinunciare a far sviluppare il Sud, dando un segnale a tutto il Mediterraneo dimostrando che in questo mare si può produrre ricchezza e che questo mare potrà essere il centro del mondo” risponde Rixi alla nostra domanda sui ricorsi e le pressioni della sinistra che ha già fermato la realizzazione del Ponte sullo Stretto ben due volte (2006, governo Prodi, e 2012, governo Monti) e adesso ne ostacola l’iter realizzativo con ricorsi e pressioni politiche.
Nell’intervista, il Viceministro ha spiegato come il Ponte “cambierà la percezione di questi luoghi che sono bellissimi ma spesso inaccessibili e questa inaccessibilità ha determinato a volte una stagnazione economica che il Sud Italia, il centro del Mediterraneo, non si merita. Questo ponte collegherà l’intero territorio nazionale alla Sicilia, è fondamentale. Il costo della mancata continuità territoriale per la Sicilia è di 6 miliardi l’anno, quindi il Ponte si ripagherebbe in appena due anni, non c’è un’opera pubblica della storia che si ripaga in così poco tempo, pensate che la prima linea ad alta velocità realizzata in Italia, la Roma-Milano, ha un ritorno economico a 60 anni. Con il Ponte sullo Stretto si cambia davvero il paradigma, si cambiano i voli aerei, si attraverserà lo Stretto in pochi minuti e non in 2-3 ore come succede oggi con i treni, vuol dire avere la possibilità di essere collegati in tutto il territorio nazionale con l’Unione Europea e diventare una vera e propria piattaforma logistica nel Mediterraneo, consentendo a tante aziende di stabilirsi qui e dare lavoro a moltissimi giovani. E sarà anche una grande operazione di tecnologia innovativa, con un centro studi che analizzerà e studierà la vita del Ponte per oltre 100-150 anni, cambiando il rapporto tra popolazione e le infrastrutture“.
Un elemento importante, per Rixi, è anche quello simbolico: “il Ponte sullo Stretto sarà anche un simbolo della grande potenzialità italiana, non dobbiamo vivere solo della gloria del passato su quello che hanno fatto le generazioni del passato, ma dobbiamo iniziare a fare qualcosa per le generazioni del futuro“.
Passaggio molto importante anche sulle altre opere: “il Ponte è fondamentale per portare l’alta velocità a Sud di Salerno, l’iter va in parallelo tra la creazione della linea ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, il potenziamento delle linee ferroviarie Messina-Catania-Palermo e la realizzazione del Ponte, altrimenti l’alta velocità a Sud di Salerno non si regge economicamente, solo il Ponte consentirà di far diventare remunerative quelle aree e avere un trasporto importante in quest’area del Paese“.
Infine, Rixi ha evidenziato come “nelle prossime settimane si andrà al Cipess, ma fino alla fine finché non sarà completato bisogna spingere tutti quanti affinché si realizzi in tempi rapidi e con le migliori tecnologie perchè deve essere un simbolo di rinascita per l’Italia e per l’Europa che dimostrerà ancora una volta che nonostante i danni provocati da decenni di scarsa crescita, siamo ancora in grado di fare grandi cose. Spero che prima dell’estate si inizino i lavori della cantierizzazioni, siamo legati alle procedure. Non era facile sbloccare il Ponte, il governo fece una legge che era già stata assegnata, c’è stato un contenzioso da risolvere e rapporti internazionali da ricostruire con americani e giapponesi, c’è stato un lavoro per farci tornare credibili perchè quando un’opera del genere parte deve arrivare in fondo e non rimanere un’incompiuta. Servono le migliori tecnologie a livello mondiale. E’ una grande scommessa che creerà grande entusiasmo, il nostro Paese deve accettare le grandi scommesse, se non lo fai nel mondo di oggi sei destinato al declino. L’Italia non merita il declino: i nostri padri ci hanno insegnato anche nei momenti difficili della storia che rimboccandosi le maniche si può lasciare in eredità un Paese ricco ai posteri. E’ un dovere per tutti noi, ci metteremo grinta e determinazione. Siamo un Paese del G7, possiamo dimostrare a tutti che non siamo secondi a nessuno“.
L’intervista completa:

