La solita solfa. Prima i servizi, il sociale, l’idrico. E così, com’è accaduto finora, né l’uno e nell’altro. Non si stancano, i No Ponte, e sono pure convinti. Convinti che l’evento di ieri a Bruxelles abbia aperto le porte a chissà quale svolta. Non erano neanche 50, di cui 13 ospiti al tavolo, a chiedere che il Ponte sullo Stretto venisse bloccata proprio a chi – più di tutti e prima di tutti – aveva chiesto di realizzarlo, e già da tempo: l’Europa.
“A Bruxelles ci siamo presentati uniti, non solo come partiti e cittadini contrari al Ponte sullo Stretto, ma anche per promuovere servizi che garantiscano il bene comune nei territori di Sicilia e Calabria e in tutto il Mezzogiorno. Siamo noi quelli del Sì: sì ai servizi pubblici, sì ai servizi sanitari e sociali. Spendere 15 miliardi per una sola infrastruttura quando la rete di trasporto e quella idrica in Calabria e in Sicilia versano in condizioni pietose, è un’idea totalmente distaccata dalla realtà. Siamo favorevoli all’intervento pubblico per rilanciare le attività delle imprese, perché vogliamo migliorare il benessere di questi territori. E vogliamo che questo benessere non risponda agli interessi di pochi, ma sia a beneficio di tutti”.
Così Cristina Guarda, Benedetta Scuderi e Ignazio Marino, a margine dell’evento sul “No al Ponte sullo Stretto”, promosso a Bruxelles dalle forze progressiste italiane insieme ai comitati No Ponte e agli enti locali. “Oggi – proseguono – ci opponiamo alla Lega Nord che al Sud vuole imporre un progetto assurdo e dannoso, che serve solo agli interessi di pochi. Salvini ha creato una voragine di spesa pubblica per favorire i soliti noti. Ribadiamo il nostro No al Ponte sullo Stretto e confermiamo il nostro impegno per una politica che serva il bene comune. Uniti, possiamo garantire un futuro migliore per tutti i cittadini del Sud Italia”, concludono Guarda, Scuderi e Marino.
