Il tifo è volubile, è cosa nota. Il tifoso reagisce di pancia, parla spinto dalla passione, spesso mette i sentimenti prima della ragione. Lo sanno bene i tifosi della Juventus che stanno vivendo una stagione fra alti e bassi. Nella società in cui la vittoria conta più di ogni altra cosa al mondo, come il motto “Vincere è l’unica cosa che conta” insegna, la non vittoria è vista come il più grave dei mali. E spesso porta a giudizi affrettati e isterismi di piazza in una tifoseria che da un po’ di tempo a questa parte fatica a mantenere dritta la barra dell’equilibrio.
Dopo la vittoria della Juventus sull’Inter, arrivata per 1-0 (dopo il 4-4 pirotecnico dell’andata) ma con portieri protagonisti, pali, gol divorati e un punteggio che poteva essere sicuramente maggiore da ambo le parti, in casa bianconera si è riacceso l’entusiasmo. La vittoria sull’Inter Campione d’Italia ha aumentato la serotonina allo Stadium. E con il Napoli che ha pareggiato 3 gare di fila e sembra in fase calante, i più ottimisti pensano addirittura che il -10 di distacco possa essere ricucito in una cavalcata trionfale che a fine anno possa portare allo Scudetto.
Sognare non costa nulla. Piuttosto, una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto le vedove di Allegri? Dove sono finiti tutti quei tifosi che qualche settimana fa, quando la Juventus era affetta dalla “pareggite”, quando non è arrivata la top 8 in Champions League, quando si sprecavano punti da situazioni di vantaggio, invocavano, addirittura, il ritorno di Allegri?
Davvero c’è ancora qualcuno che vorrebbe Massimiliano Allegri sulla panchina della propria squadra con l’obiettivo di vincere trofei in Italia e magari anche in Europa (cosa che in carriera non ha mai fatto)? Allegri è un allenatore che ha ormai finito il suo ciclo nelle big, lo dimostra proprio l’ultima esperienza alla Juventus in cui gli stessi tifosi si dividevano fra chi si addormentava e chi perdeva la ragione imprecando per una squadra lontana parente della Juventus che dominava in lungo e in largo in Italia. Esperienza chiusa con una reazione isterica alla quale è seguito l’esonero.
Eppure, qualcuno ha avuto anche il coraggio masochistico di invocarne un ritorno per trasformare qualche pareggio in più in vittoria a suon di catenacci, ripartenze disperate a fine partita e filippiche sul calcio pane e salame spiegate con le H aspirate.
Thiago Motta si è tappato le orecchie e ha continuato a lavorare. Ha fatto i conti con gli infortuni pesanti, con l’anemia di Vlahovic, con un po’ di sfortuna. Ha pareggiato 13 partite ma ne ha persa solo una, risultando, per distacco, la squadra meno battuta d’Italia e l’unica a non aver mai perso in casa. La difesa era il punto forte di Allegri? La Juventus di Thiago Motta ha la seconda miglior difesa del campionato (2 gol in più del Napoli) e ha dovuto far a meno del miglior difensore in rosa, Gleison Bremer, dopo appena 6 partite, quando i gol subiti erano 0!
In caso di risultato positivo nella doppia sfida contro il PSV, la Juventus tornerebbe agli ottavi di Champions League dopo 4 anni di assenza (stagione 2020-21), periodo in cui in panchina sedeva proprio Max da Livorno.
Tutto questo per dire che bisognerebbe avere un po’ di pazienza e guardare le cose con una prospettiva più lucida. Thiago Motta è alla prima esperienza in una big, ha una rosa talentuosa ma giovane e che ogni tanto pecca di inesperienza, ma sta mettendo le basi per un futuro che appare davvero accattivante con una squadra che ha qualità davanti, non fa gioco speculativo ma sa anche difendersi. Insomma, una squadra che può tornare a vincere lo Scudetto. Basta dargli fiducia ed evitare, al primo muso lungo, di invocare un corto muso.
