Sconfitta. Brutta. La seconda di fila. Tre reti della Juve Stabia, tre reti del Palermo, che veniva da un momento non semplice. Ma il Cosenza è stato in grado di rilanciarlo, facendo diventare quella rosanero una squadra “ingiocabile”. Che poi sia una squadra molto forte, e che stia deludendo, è un altro discorso. Il Cosenza si è sgretolato, sciolto, abbandonato com’è nel suo triste destino.
E Alvini è tornato solo. Cioè, lo è sempre stato, in queste ultime settimane. Oggi in bilico, poi no, poi sì, poi gli altri allenatori hanno rifiutato, poi gli incontri politica-società, poi una vittoria isolata. Col senno di poi, ma qualcuno lo aveva detto, quella contro la Carrarese è stata una vittoria “fantasma”, illusoria. Il destino del Cosenza è segnato, ma quel successo ha fatto pensare a qualcuno che le cose potessero cambiare. In realtà invece ha prolungato semplicemente un’agonia. Insensata, aggiungeremmo. Per tutti.
In primis per Alvini, che torna sulla graticola. Sarà l’ennesima settimana di passione. Tanti rumors, chiacchiericcio, delusione, silenzio della societa e poi succederà qualcosa. Ormai accade così. Alvini è solo, dicevamo. Solo con la squadra. Rimane lì, a testa alta, con la dignità dei professionisti che onorano il proprio lavoro e che vivono perennemente in bilico. Ancora riflessioni su di lui, da parte di una società che non sa cosa fare, come muoversi, che direzione prendere, quando e come prenderla. Una società che vive alla giornata, che “scappa”, come fatto ieri da Guarascio, lasciando solo un allenatore che – sempre con dignità – si è preso i fischi. E che ora si trova di nuovo nell’incertezza di capire se preparare le valigie e chiuderle oppure lasciarle aperte. Un’agonia. Insensata.
