La tregua a Gaza non è mai stata così vicina. Una grande accelerata è arrivata nella giornata di ieri, complice l’avvicinarsi dell’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti che aveva auspicato (per non dire ‘consigliato) un accordo sulla liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco nella Striscia prima che ritornasse alla Casa Bianca e che, quindi, intervenisse personalmente sulla situazione.
Fin qui, l’unico punto realmente chiaro dell’accordo riguarda però la prima fase: la libertà di 250 detenuti, 33 ostaggi catturati lo scorso 7 ottobre, fra i quali le 5 donne soldato Liri Albag, Karina Ariev, Agam Berger, Daniela Gilboa e Naama Levy, i ‘trofei’ più ambiti che Hamas non aveva liberato a novembre 2023.
Hamas ha fatto trapelare il suo sì ufficioso ma sembra voler aspettare un primo pronunciamento di Israele. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti arabe, il leader de facto di Hamas a Gaza, Mohammed Sinwar, è d’accordo in linea di principio con i termini dell’accordo.
Nella serata di ieri, Netanyahu ha convocato una riunione d’urgenza con i vertici della sicurezza dalla quale non è trapelata alcuna novità. Nel pomeriggio, incontrando i familiari degli ostaggi, si è detto “pronto per un cessate il fuoco prolungato, a condizione che tutti i rapiti vengano rilasciati. E’ questione di giorni o ore. Aspettiamo la risposta di Hamas e poi può iniziare subito“.
