Reggina, un piccolo-grande “miracolo” firmato Trocini. Ma poi?

Rispetto a due mesi fa - e considerando l'ultimo anno e mezzo - finalmente la Reggina ha trovato una buona dimensione. I meriti sono tutti di Trocini, ma le solite domande continuano a non avere una risposta

Miracolo, diciamo. Più o meno. Staremmo anche esagerando, ma oggi ci sentiamo buoni. Definiamo “miracolo” – e lo abbiamo volutamente messo tra virgolette – quello che sta mettendo in atto Trocini alla Reggina. E noi siamo tutti con lui. Precisiamo: non è che abbia battuto l’Inter a San Siro, ecco, ma di certo sta raddrizzando una situazione che fino a due mesi fa non era affatto rosea. Ribadiamo: nulla di trascendentale, anzi, ma è la prima volta in un anno e mezzo che la Reggina guarda con fiducia alla vetta dall’alto di un filotto di vittorie mai raggiunto. “Miracolo”, dunque, perché sta tirando fuori il massimo da calciatori che fino a due mesi fa hanno fatto enorme fatica e che vengono da stagioni anonime e da tanti acciacchi fisici. Se poi ci mettiamo le cessioni dei due big di categoria e le rivoluzioni continue tra entrate e uscite, operare non è semplice. Ad oggi, però, va dato pieno merito all’allenatore. E basta.

Sì, e basta. Se la Reggina oggi è seconda, i meriti sono tutti di Bruno Trocini. E lo ribadiamo, lo enfatizziamo, lo sottolineiamo, per la nostra volontà di non restare silenti di fronte al dilettantismo ormai dilagante in città, che riemerge dopo qualche vittoria importante come a voler celebrare un successo in Champions League. Perché alla fine la realtà non è cambiata. E affermarlo oggi non fa altro che confermare un concetto che non va mai dimenticato: la Reggina, in Serie D, dovrebbe vincere tutte le partite e mantenere un distacco di 10 o 20 punti sulla seconda. Dovrebbe dominare il campionato, dovrebbe vincere, ed era ciò che questa stessa società aveva già promesso per lo scorso anno nel documento ufficiale consegnato al bando comunale (il famoso business-plan), dove anzi c’era scritto persino che quest’anno avrebbe vinto la serie C salendo in B.

Dunque, ad oggi, non c’è nulla di cui esaltarsi per un cammino che dovrebbe rappresentare la normalità. Finalmente, diremmo. Dopo un anno e mezzo. E per il merito di un allenatore che sta tirando fuori il massimo, non di certo di una società verso il cui giudizio non è mutato di una virgola. Anzi, a dirla tutta, quella stessa società lo aveva pure salutato, Trocini, la scorsa estate, confermando una volta di più quanto sia proprio… “impeccabile” in fatto di competenze…!

La Reggina, dicevamo, ha ottenuto un filotto di vittorie, nelle ultime settimane, contro questi avversari: Ragusa, Sant’Agata di Militello, Castrumfavara, Igea Virtus, Sancataldese, Locri. Le sei città delle squadre appena elencate fanno circa 180 mila abitanti. Più o meno Reggio Calabria. La Reggina, quindi, ha semplicemente fatto il suo dovere, quello che avrebbe dovuto già fare l’anno scorso, secondo il business plan, superando oggi in classifica Benevento e Avellino per la promozione in Serie B.

E invece no. Dopo un’annata disastrosa, in termini di risultati e figuracce, la squadra si trova da due giorni – per la prima volta – seconda da sola. Seconda, eh. Seconda a tre punti dalla prima. Delle squadre di vetta, in questa stagione, è l’unica a non essere mai stata prima. Insomma, neanche quest’anno sta dominando. Però Ballarino ci aveva detto “in due anni in B”. Non sappiamo, perciò, cosa dovremmo esaltare, oggi, relativamente alle vittorie contro Sant’Agata di Militello e Locri (in rimonta), se non ridurle a normalità quotidiana per una squadra che contro queste compagini – fino a due anni fa – ci giocava le amichevoli al Sant’Agata.

Ma oggi vogliamo essere buoni, dicevamo, e quindi – rinnovando ed evidenziando i grandi meriti da attribuire a mister Trocini – siamo convinti che quello attuale sia un momento favorevole per la Reggina, che ha trovato equilibrio, solidità, gol, consapevolezza nei propri mezzi, fiducia verso il possibile obiettivo primo posto. Insomma: non c’è miglior condizione, se non quella attuale, per poter preparare al meglio lo scontro diretto contro il Siracusa.

E così facciamo un gioco, che ci piace tanto: mettiamo il caso che la Reggina, dopo aver mantenuto le distanze dalla vetta, domenica 9 febbraio batta il Siracusa (il che non è scontato) e sia in grado anche – nel corso dei prossimi mesi – di distanziare a dovere gli aretusei, arrivando alla vittoria del campionato. Ecco, saremmo tutti felici, ovviamente. Perché, sì, è quello che ci auguriamo, ci auguriamo tutti, anche se qualche povero disturbato è sempre convinto che ci sia gente pronta a preparare le “macumbe” per sperare nel male della propria squadra. No, non è così, perlomeno nel nostro caso. Se la Reggina dovesse arrivare prima, vincere il campionato ed essere promossa in Serie C, saremmo i primi ad essere felici.

Ma dopo arriva il difficile

Ma poi? Ma poi arriva il difficile, l’enorme interrogativo intorno a ciò che ci spinge – da un anno e mezzo – ad essere attenti osservatori e rompipalle: della Reggina che cosa ne sarà? Lo stesso interrogativo che ci poniamo da un anno e mezzo, in caso di Serie C andrebbe moltiplicato di almeno tre volte. E i dubbi, che sono più che dubbi, sono gli stessi che ci sono oggi – con la squadra al secondo posto – e che c’erano l’anno scorso, otto mesi fa, quattro mesi. Questa società, così come composta oggi, non sarebbe in grado di andare oltre questo. Ed è per tale motivo che ogni giorno ci sforziamo di far capire che no, una vittoria a Ragusa non può essere il massimo a cui aspirare e che no, la vittoria del campionato di Serie D – arrivata al secondo anno, dopo aver sofferto e dopo essere stati quarti per un intero girone – non può considerarsi grande traguardo per cui ringraziare infinitamente e per sempre il grande “genio” Ballarino. Sempre ammesso che questa arrivi. Perché ad oggi, sì, ce lo auguriamo, ma non possiamo darla per scontata.

Oggi la Reggina ha annunciato l’ingaggio di De Felice. E’ un arrivo importante, al pari forse di Bonacchi e Ba, ma speriamo che non faccia la stessa fine. Ritenevamo i due sopracitati tra i pochi ingaggi logici e di categoria in un anno e mezzo, eppure se ne sono andati via e ancora dalla società devono trovare la giustificazione corretta che non vada oltre il “trovavano poco spazio” (perché non è vero). De Felice non rientra nella lista di quei reggini o ex Reggina che la società ha dovuto convincere senza grandi resistenze, dal momento che già stavano a Reggio – o nelle vicinanze – a occuparsi di altro. E’ un attaccante importante, ma il concetto resta sempre lo stesso, uguale, medesimo, inopinabile: un centravanti del genere, per la Reggina, in Serie D, dovrebbe essere normalità. Se poi pensiamo che sia arrivato Nick Amoruso, Bernardo Corradi o Emiliano Bonazzoli, allora non ci abbiamo capito proprio niente.

Le domande (ancora) senza risposta

De Felice è arrivato, l’attaccante c’è, i risultati pure, lo scontro diretto è alle porte e tutti – al momento – siamo felici. Però le domande che ci poniamo da un anno e mezzo restano senza risposta: cosa ne sarà della Reggina nel caso di promozione in Serie C? Ballarino lo sa che per salvarsi, solo per salvarsi, è necessario qualche milione di euro? Ballarino lo sa che quanto ha speso in questo anno e mezzo, con tanti sacrifici, non basterebbe neanche a chiudere il girone d’andata? Ballarino lo sa che, anche se dovesse trovare le risorse per salvarsi, Reggio Calabria non può ambire – come massima aspirazione – a lottare per la salvezza in Serie C? Ballarino lo sa che la Reggina, qualche anno fa, la Serie C l’ha già conquistata (dopo un ripescaggio e non sul campo) ma proprio quello è stato l’inizio della fine?

Ora, le scelte sono due: Ballarino si renderà conto che non è in grado di garantire determinate risorse economiche per vincere la Serie C e allora cederà, questa estate, dopo la promozione, riuscendo nell’intento di specularci dopo aver ottenuto la Reggina a zero, regalata dalla mala politica. Oppure si ostinerà a raccogliere figuracce, replicare alle 6 reti subite dal Matera qualche anno fa o alle clamorose sconfitte contro Rende (0-3) o Vigor Lamezia (4-0), tanto per citarne qualcuna.

La vittoria contro il Ragusa, i meriti di Trocini e un possibile primo posto, non cambiano di una virgola le nostre posizioni verso questa proprietà e verso questa condizione. La Reggina in Serie D non può vincere, deve vincere. E se lo fa il secondo anno è già un fallimento. Se ci riuscirà quest’anno, con un anno di ritardo, non potrà poi in Serie C rimanere nell’anonimato e nella mediocrità rispetto a quella che è la storia e la tradizione di una piazza che è ormai abituata a figuracce e dilettantismo e che si esalta per la rimonta contro il Locri e per una promozione in Serie C, ma che deve pretendere un campionato di Serie C degno, almeno al pari degli investimenti fatti in questi anni dalla varie Bari, Catanzaro, Benevento, Crotone, Catania, Trapani, chi più e chi anche meno grande di Reggio Calabria.

La storia ha già insegnato che salvarsi in Serie C equivale al fallimento. La storia dice anche che per uscire dal torpore della Serie C sono state necessarie tante risorse, spese tra l’altro da parte di chi è succeduto a chi a un certo punto non era più in grado di mandare avanti la baracca. Che la piazza se ne accorga prima, che Ballarino se ne accorga prima. Altrimenti di De Felice e della vittoria di Ragusa non ce ne facciamo niente. ACR Messina docet.