Perchè Donald Trump dovrebbe essere considerato un’icona per il movimento LGBT

Perchè Donald Trump dovrebbe essere considerato un'icona per la comunità LGBT: la narrativa omofoba e il governo del merito

Temporali e arcobaleni. Dichiarazioni tonanti e indignazioni rainbow. Il sentore comune è che Donald Trump e il mondo LGBT abbiano davvero poco in comune. Nel suo discorso di insediamento Trump ha dichiarato di voler fermare la deriva gender ristabilendo… l’ovvio. Cioè che esistono solo due sessi: maschio e femmina. Come natura vuole.

Nel mondo moderno, in cui c’è chi cerca di far sì che anche l’ovvio non sia più tale in nome di una fantomatica libertà, un po’ come imporre a tutti i costi che l’acqua non sia bagnata ma asciutta perchè essa è libera di sentirsi tale, le dichiarazioni di Trump hanno portato a un vero e proprio temporale (per restare in tema). Tuoni e fulmini: limitazione delle libertà personali, discriminazione delle persone transessuali, comunità LGBT in rivolta.

Donald Trump
Foto di Chip Somodevilla / Ansa

La teoria gender

Il neo eletto presidente USA, del resto, è sempre bersaglio facile delle lingue perbeniste e politically correct tanto negli States quanto e soprattutto al di fuori di essi. L’influenza americana, del resto, è importante anche sulle tematiche sociali e ideologiche.

La teoria gender che ha preso piede sotto il governo Obama, poi proliferata con Biden alla White House, si è diffusa proprio dagli Stati Uniti estendendosi a macchia d’olio nel resto del mondo che ha accolto come normale la possibilità che il genere non sia legato al sesso i nascita, non sia nemmeno invertito, ma che sia determinato dalla persona. Un po’ come se “maschio” e “femmina” siano delle etichette claustrofobiche imposte dalla natura e confermate dal riflesso nello specchio.

Trump sta semplicemente provando a ristabilire l’ordine naturale delle cose nella burocrazia, nella sanità, nella scuola, nello sport. Il tycoon ha promesso un intervento legislativo che confermerà come il sesso di nascita coincida con il gender. E tutto ciò non limita minimamente le libertà degli omosessuali anch’essi, di natura, maschi e femmine.

Tommaso Cerno, editore de “Il Tempo”, già senatore della Repubblica eletto con il Partito Democratico, nonchè dichiaratamente omosessuale, ha scritto un pensiero che contestualizza al meglio quanto detto in precedenza: “vorrei spiegare ai numerosi sessuofobi fasciosinistri che mi chiedono dove mi pongo fra maschi e femmine dopo Trump che sono un maschio a cui piacciono i maschi. Per cui mi pongo due volte fra i maschi. Non è molto difficile“. Eppure, per qualcuno lo è.

Trump e gli omosessuali: il caso Bessent e il governo del merito

Donald Trump ha deciso di porre un freno alla spinta di introdurre maggiore diversità, equità e inclusione (DEI) nelle aziende americane. Per farla breve, politiche che imponevano una presenza maggiore di donne, minoranze sessuali ed etniche nei posti di lavoro per garantire maggiore inclusività nei luoghi di lavoro e nei quadri dirigenziali. Aziende come Meta, Amazon e McDonald hanno già ridimensionato o eliminato tali iniziative.

Una discriminazione al contrario, per altro dannosa per le stesse aziende costrette a dover trovare un candidato con caratteristiche “inclusive” preferendolo a uno “cis bianco etero“, nella speranza di trovarlo a parità di qualifiche e curriculum.

L’America, la Nazione del ‘merito’ per eccellenza, in cui l’American Dream permette di sognare anche a chi arriva dal basso di ‘potercela fare’, con i propri mezzi, aveva tradito se stessa. Trump lo ha gridato forte e chiaro nel suo discorso di insediamento.

Con Trump, il merito ritorna al primo posto. E gli omosessuali, così come ogni minoranza, sarà premiata in base a tale parametro. Tradotto: chi è meritevole, andrà avanti indipendentemente dall’essere afroamericano, asiatico, gay, queer, pansessuale ecc.

L’esempio concreto riguarda la nomina di Scott Bessent come Segretario del Tesoro. Bessent è il secondo uomo apertamente gay a servire nel Gabinetto degli Stati Uniti e la persona LGBT di più alto rango nella storia americana, essendo il Segretario del Tesoro quinto nella linea di successione presidenziale.

Non era mai successo che una persona dichiaratamente LGBT ricoprisse un ruolo di tale importanza nella storia degli Stati Uniti, in un ministero cruciale per le politiche di Trump annunciate in campagna elettorale e durante il suo discorso di insediamento. Bessent non è una “quota arcobaleno” o un “rainbow washing“, ma una figura di importanza fondamentale nel governo della nazione più importante al mondo.

Un traguardo straordinario per la comunità LGBT arrivato sotto il presidente “più discriminatorio che ci sia“. Un’antitesi che silenzia urla e isterismi di chi alimenta una narrativa distorta che vorrebbe imporre una visione del mondo in grado di stravolgere anche l’ovvio.

Foto di Allison Robbert / Ansa