Zulfiqar Khan, imam di Bologna, è stato portato in questura per essere espulso dall’Italia. Il ministro dell’Interno ha firmato un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale nei suoi confronti dopo che il predicatore avrebbe rivendicato il suo pieno sostegno ad Hamas. Il provvedimento dovrà ora essere convalidato in tribunale e può essere impugnato davanti al Tar del Lazio. A dare la notizia è stato il suo avvocato difensore, Francesco Murru, parlando di “ritorno a uno stato di polizia e al perseguimento dei reati di opinione“.
Tra l’esaltazione della Jihad e la libertà di opinione, in realtà, c’è una differenza importante che si conta in morti ammazzati, attentati terroristici e questioni di pubblica sicurezza decisamente non di poco conto.
Nel decreto del Viminale si segnala che l’imam di Bologna espulso dall’Italia ha manifestato una visione integralista del concetto di Jihad e ha esaltato il martirio e l’attività dei mujiaheddin nel conflitto israelo-palestinese, rivendicando il sostegno ad Hamas. Si legge poi che Khan “ha definito i mujaheddin come martiri che hanno perso la vita e rivendicando il suo pieno sostegno ad Hamas“.
L’imam sarebbe arrivato, inoltre, a definire il concetto di Jihad “quale pilastro della religione islamica e quale principio che imporrebbe al musulmano di combattere sempre e comunque in favore dell’Islam, partecipando attivamente alla lotta contro gli infedeli“. “Finalmente lo abbiamo rispedito a casa“, il commento di Matteo Salvini.
