Santo Versace si racconta: la morte di Gianni, la nuova vita con la moglie, la delusione della politica

L'intervista di Santo Versace a La Verità: dal dolore per la morte del fratello Gianni al tema omosessualità fino alle sue passioni, l'infanzia a Reggio Calabria, la moglie e la politica

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Santo Versace si è raccontato in una lunga intervista a La Verità. Dai ricordi e il dolore per la morte del fratello Gianni alla sua nuova vita con la moglie Francesca De Stefano“Nei primi quattro anni dopo l’omicidio dormivo nel suo letto nella casa sul lago di Como. Forse lo cercavo, era per me tentare di riportarlo in vita. Fino al 2001 è stata una perdita che ha generato un forte malessere esistenziale. Non esiste in italiano un termine per definire chi perde un fratello o una sorella. Non c’è l’equivalente di ‘vedovo’ o ‘orfano’. E’ un dolore straziante”. Ma ho capito che ricordare purtroppo non serve, né mai servirà a comprendere ed accettare. Però grazie a mia moglie Francesca De Stefano ho compreso che ripercorrere quei momenti è terapeutico, mi ha aiutato a liberarmi dal dolore sordo e cieco, soffocato dentro di me per anni”.

L’infanzia a Reggio Calabria e la nascita dell’azienda

Un passo indietro. L’infanzia a Reggio Calabria: “si facevano scampagnate con il cibo portato da casa e al ristorante non si andava. Gli adulti uscivano da anni di razionamenti, fame e paura dalla guerra appena finita. Era una vita semplice”. Poi nasce l’azienda. Un sogno, più di un sogno: “nell’azienda creata non mancava niente. Erano anni di voglia di costruire e di amore per il lavoro. Il successo arrivò con la genialità di Gianni. Che aveva appreso tutto guardando nostra madre, sarta eccezionale, che avrebbe voluto fare il medico e invece il nonno le disse che frequentare gli ambienti maschili sarebbe stato disonorevole”.

“Era già più di un sogno, all’epoca. Gianni morì in luglio, la realizzazione della fusione con Gucci era già preparata per il settembre successivo. Sarebbe nato il primo polo italiano della moda, con marchi separati ma complementari e una grande integrazione industriale. La moda in Italia è sempre stata forse ritenuta una frivolezza, invece che un settore figlio del Rinascimento che crea posti di lavoro, forma i suoi dipendenti e lotta per conquistarsi quote di mercato”.

Le passioni di Santo

E invece Santo guardava suo padre, “un atleta, nel ciclismo, nel calcio oltre che nella corsa: faceva tempi da Olimpiadi. Così sono cresciuto disciplinato e coscienzioso, e applicai le sue doti da commerciante fin dal mio primo lavoro, in banca, e nello sport con il pallone da basket”.

L’omosessualità

L’omosessualità oggi e allora: “Gianni era un cultore della bellezza, senza tabù. Aveva una tale grinta, una tale personalità, che già allora si dichiarava felice di essere omosessuale. Ignorava gli idioti e aveva una leggerezza unica anche nel trattare questi argomenti. Oggi si parla molto? Sì, ma in un conflitto permanente. Certo che c’è e c’è sempre stata gente che non capisce, ma pensare che l’Italia sia un paese che discrimina, quando invece è uno dei più democratici e libertari al mondo… è un’esagerazione. E glielo dice uno che ha vissuto il mondo della moda, dove gli omosessuali erano in prevalenza e le donne d’impresa che ho incontrato sono poi andate a dirigere aziende importanti nel mondo”.

La delusione della politica

Per Santo anche una breve parentesi nella politica. Che non ha problemi a dimenticare: “la delusione della politica? L’ho vissuta in prima persona quando venni eletto in Parlamento e mi sono accorto purtroppo che ciascuno si faceva i fatti suoi e in pochi lavoravano per il bene del paese. Credo che purtroppo la corruzione non si sia mai fermata dai tempi di Tangentopoli”.

Il rapporto con la moglie

Infine il rapporto con la moglie: “siamo molto uniti e felici. E’ una persona di splendido carattere e dalla brillante intelligenza. E’ Avvocato, ha venticinque anni meno di me. Ci siamo sposati prima con rito civile nel 2014 e nel luglio dello scorso anno in Chiesa”. 

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