Perché il Ristorante Villa Bakhita si chiama così? Lo Chef Ambrogio e l’amore per la madre

Reggio Calabria: i segreti dietro il nome Villa Bakhita, il Ristorante di proprietà dello Chef Bruno Ambrogio. La storia e l'amore per la madre

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Dopo il grave incendio del dicembre 2022, la scorsa estate Villa Bakhita ha riaperto. La sala ricevimenti di Bocale (Via SS 106 Jonica km 15), zona sud di Reggio Calabria, è tornata ad accogliere gli affezionati clienti, amanti della cucina del noto Chef reggino Bruno Ambrogio. Questi, in seguito alla riapertura, si è rilanciato, con nuovi servizi e una speciale scontistica sui matrimoni. A Reggio Calabria e non solo, però, vi siete mai chiesti da dove derivi il nome Villa Bakhita? Perché il Ristorante si chiama realmente così e cosa significa la parola Bakhita? Lo spieghiamo in questo articolo.

Chi era Giuseppina Bakhita: la storia della Suora diventata Santa

Bakhita è il nome di una Suora, Giuseppina Bakhita, nata in Sudan nel 1869. Il suo vero e iniziale nome non era questo (fu dimenticato dalla piccola in seguito allo shock del rapimento). Infatti Bakhita – che significa “fortunata” in arabo – le fu assegnato dai trafficanti di schiavi che la rapirono all’età di 7 anni. Un episodio, questo, tra i tanti che segnarono la vita della donna, fatta di sofferenze, umiliazioni, ma anche fede e trasformazione.

Bakhita fu venduta e comprata più volte, subendo trattamenti crudeli, ma la svolta avvenne nel 1883, quando aveva circa 14 anni. La giovane fu infatti acquistata da un console italiano, Callisto Legnani, con l’obiettivo di renderla libera. Egli portò la donna in Italia e quest’ultima iniziò a lavorare per la famiglia Michieli, che però pianificò di trasferirsi in Sudan, portando con sé Bakhita, che lì era nata. La donna però rifiutò e si arrivò così in Aula, a decidere quale sarebbe stato il suo destino. Nel 1889, quando Bakhita aveva 20 anni, il Tribunale italiano la definì libera, in quanto la schiavitù in Italia era illegale.

Così Bakhita, che dal suo arrivo in Italia si era avvicinata molto alla fede, scelse di battezzarsi e ricevere i riti della confermazione e della comunione con i nomi Giuseppina Margherita Fortunata. Nel 1896 Giuseppina decise di diventa Suora, entrando nella congregazione delle Figlie della Carità Canossiane a Venezia. Fu fin da subito amata e apprezzata da tutti, soprattutto dai giovani, per la sua gentilezza e il suo sorriso contagioso, nonostante tante sofferenze. Per questo divenne un esempio vivente di resilienza.

Bakhita morì il 8 febbraio 1947. Oltre 50 anni dopo, nel 2000, fu dichiarata Santa, diventando così la prima Santa africana canonizzata nella storia moderna della Chiesa cattolica. Il suo processo di canonizzazione iniziò nel 1959, diventando beata nel 1992.

Qual è il legame tra Suor Bakhita e il Ristorante reggino?

Il nome è stato scelto dallo Chef Ambrogio, grande ammiratore della storia di Giuseppina Bakhita. I motivi? In lei rivede molto la figura della madre, che ha cresciuto lui e gli altri figli con tanti sacrifici, praticamente da sola (il padre lavorava fuori), e soprattutto con tanto amore. Quindi lavorando e allo stesso tempo trovando il tempo per accudire i piccoli, a cui cercava di non far mai mancare nulla, anche a costo di toglierlo dalle proprie tasche.

Una grande storia, quella di Suor Bakhita, ma anche una grande idea, quella del cuoco reggino, di associare il nome del suo locale a una donna forte, esempio di come nella vita ci si possa rialzare. Un po’ come accaduto allo stesso Chef Ambrogio, che la scorsa estate ha rivisto la luce, rialzandosi alla grande dopo l’incendio che aveva devastato il suo Ristorante.

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